Bene, vediamo un po’ come fiorisci – da Poesie, Patrizia Cavalli, Einaudi 1999

Bene, vediamo un po’ come fiorisci,
come ti apri, di che colore hai i petali,
quanti pistilli hai, che trucchi usi
per spargere il tuo polline e ripeterti,
se hai fioritura languida o violenta,
che portamento prendi, dove inclini,
se nel morire infradici o insecchisci,
avanti su, io guardo, tu fiorisci.

da Poesie, Patrizia Cavalli, Einaudi 1999

Il presentatore diede la parola all’ultimo politico di grido

Il presentatore diede la parola all’ultimo politico di grido
che fece salti mortali e come una scimmia si arrampicò sugli specchi
con una giravolta afferrò capra e cavoli.
Il presentatore andò a dormire tardi e sognò di populismi
di necessità e di legislature
un patto positivo e qualche illusione
sognò poi la flessibilità che gli fece piagare la testa.
Il presentatore pensò: non cambia mica molto la cosiffatta storia
sarebbe rivoluzione solo ci fosse una lotta
comunque il peggio è passato spero ora non ricomincino con la guerra dei dazi.
Il presentatore indossò gli occhi all’incontrario e la sua lingua leccò il veleno
che lento la serpe produsse e poi nascose per somigliare all’agnello.
Noi ci alzammo presto e andammo a lavorare senza contratto e garanzie
aspettammo a lungo che passasse il peggio ma il peggio dimorò a casa nostra
così anche quella notte tornammo a dormire .

Gli abiti e i corpi – Giovanni Giudici (1924-2011)

giudici giovanni

Giovanni Giudici
Gli abiti e i corpi

Ormai sfibrate le asole e sapienti
Rammendi qua e là – ma gli abiti
Sembravano come nuovi. Egli
Accurato ogni sera li deponeva
Sopra una sedia – quali
Che fossero l’umore o la stabilità
L’uxorio brontolamento che lo affliggeva.
E deponeva con essi il tic-tac
Che gli scandiva giorni e notti, l’oriolo
Da tasca con una croce Continua a leggere “Gli abiti e i corpi – Giovanni Giudici (1924-2011)”

PREGHIERA PER ANDARE IN PARADISO CON GLI ASINI – Prière pour aller au paradis avec les ânes di Francis Jammes

Anni dopo l’uscita di Preghiera in gennaio Fabrizio De André dichiarò di averla scritta al ritorno dal funerale di Luigi Tenco ispirandosi alla poesia di Francis Jammes, Prière pour aller au paradis avec les ânes. Che è una poesia notevole.

Francis Jammes - 1925
Francis Jammes – 1925

Traduzione di Gianni Montagna

PREGHIERA PER ANDARE IN PARADISO CON GLI ASINI di Francis Jammes

Quando dovrò venire verso di te, Signore,
fa che un bel giorno sia, che la campagna in fiore
risplenda. Il mio sentiero vorrei, come quaggiù,
scegliermi per andare, come mi piacerà,
al Paradiso, dove di giorno son le stelle.

Prenderò il mio bastone e sulla strada grande
andrò, dicendo ai miei amici, gli asinelli:
Io sono Francis Jammes e vado in Paradiso,
ché non c’è inferno nel paese del buon Dio.
E dirò lor: Venite, del cielo azzurro, amici,
povere bestie che con un muover d’orecchi
discacciate le api, le busse ed i tafani… Continua a leggere “PREGHIERA PER ANDARE IN PARADISO CON GLI ASINI – Prière pour aller au paradis avec les ânes di Francis Jammes”

I “Mestieri” di Alessandra Palombo

copj170.aspMestieri – Alessandra Palombo – Edizioni Giuliano Ladolfi

Quest’anno ho fatto il presepe, ho costruito con il cartone, la carta da pacco stropicciata e con il verde finto, le nicchie-botteghe dove sistemare i vari strani personaggi che compongono il mio piccolo presepe. Mi piace citare in ordine sparso: il macellaio, il fabbro, il pastore, la lavandaia, la vecchia che fila la lana. Facendo il presepe non ho potuto fare a meno di paragonare l’improbabile paesello che cercavo di ricostruire alla raccolta poetica “Mestieri” di Alessandra Palombo (Edizioni Ladolfi) che avevo appena finito di leggere. Alessandra racconta in poesia i personaggi che popolavano la sua Elba e la sua infanzia. Il paragone non è peregrino, secondo me c’è tutto, c’è il tavolo basso e rotondo del mio salotto che potrebbe rappresentare l’Isola d’Elba, ci sono i personaggi che facevano i mestieri nella Portoferraio antica, c’è l’infanzia nel presepe, la stessa infanzia che è presente nella raccolta di Alessandra. I mestieri rappresentati da Alessandra Palombo sono 40. La maestra di piano che guardava con soddisfazione i suoi allievi; il vetturino con le tendine della carrozza in finto pizzo; la merciaia che aveva accumulato in un piccolo spazio un grande tesoro fatto di bottoni: il postino che conosceva tutti in paese e consegnava la posta anche se l’indirizzo era insufficiente; i giornalai che a destra e a sinistra di un passaggio vedevano giornali rispettivamente di destra e di sinistra, e così tutti erano contenti; il preside che sembrava il duce; il cassiere della banca Italo che salutava tutti con un mezzo inchino; il vigile urbano che strisciava muro muro come un rettile: Strisciava lento, muro muro, come un rettile,/per fiondarsi con un ago-antico artiglio urbano -/
sul pallone dei ragazzi; la bidella che aveva una buona parola per tutti ed era orgogliosa del suo mestiere; la tata che era per lei la terza nonna; e così via tutti gli altri. Sono i personaggi che lei ha conosciuto nella sua infanzia e giovinezza, che incontrava quando andava per le vie del suo paese e che le hanno lasciato dentro un’indelebile traccia. Che lei ha amato e che ha voluto per amore far rivivere rappresentandoli in versi. Dando, anche a chi non ha vissuto in quei luoghi, la possibilità di conoscerli, di intravedere i loro tratti e le loro caratteristiche, di vedere il loro volto, magari nascosto dietro una maschera come nella poesia Il fabbro: Non ho mai visto le sue mani. Teneva guanti neri/ e una maschera sugli occhi a difendersi dal fuoco.
Di questi personaggi del passato Alessandra ci fa conoscere il presente ma non il loro futuro, la loro storia (anche se chiaramente sappiamo qual è il futuro che attende inesorabilmente tutti gli uomini) nei versi resta sospesa come una lampada che penzola dal soffitto: non so se andò in pensione o s’ammalò;/ manifesti mortuari non ne vidi,/certo è che il negozio restò chiuso/e la lampadina a penzolare dal soffitto. A questi personaggi, anch’io un po’ mi sono affezionata, perché si sa che la conoscenza genera amore.

Il calzolaio

Gli occhialini sulla testa calva,
lo sguardo basso a rifinire suole o tacchi,
non so se andò in pensione o s’ammalò;
manifesti mortuari non ne vidi,
certo è che il negozio restò chiuso
e la lampadina a penzolare dal soffitto
sotto al quale aveva lavorato chino:
ginocchia e piedi uniti a fare appoggio
a una scarpa rovesciata.

Il fabbro

Non ho mai visto le sue mani. Teneva guanti neri
e una maschera sugli occhi a difendersi dal fuoco.
Scintille sfavillanti svolazzavano nell’aria
in quell’angolo di vicolo, alla fine di una corta
e antica scalinata, tra la chiesa e il panificio,
tra le donne con la sporta che camminavano
verso il pane quotidiano e il pane consacrato,
mentre lui batteva il ferro piegandolo col fuoco.

La casa della maestra di piano

C’era silenzio solo alla domenica.
Dalle due alle venti, gli altri giorni,
ogni ora squillava il campanello
sino al dì di giugno che vedeva
il passaggio del piano verticale
dallo studio al salotto rococò
per il saggio un po’retrò.
A sonate terminate, la Maestra
guardava soddisfatta gli allievi
già sognanti i giorni di vacanza
e tutt’al più, i migliori,
il conservatorio più vicino a casa
e non certo i talent show.

L’impagliatrice

Con gesti rapidi e decisi,
quasi imbastisse un orlo,
Beppina, seduta sui gradini,
senza sbagliare un nodo,
intrecciava, al sole, cordini
di paglia o midollino;
praticamente per la strada,
la sedia sfondata
riacquistava dignità
grazie a mani un po’contorte
per l’artrite.

Ho un catamarano in testa, un gran veliero 6-6-14

 

SALTO NEL VUOTO. Serie di 20 unità. Fernando Suárez Reguera - Bronzo e specchio 50x50x16
SALTO NEL VUOTO. Serie di 20 unità. Fernando Suárez Reguera – Bronzo e specchio 50x50x16

 

 

Ho un catamarano in testa, un gran veliero,
una canoa con dentro degli indiani
una tortuga con sopra dei pirati
un tipo strambo mi ha spiegato come è stato
che mettendo tre pensieri in croce dormendo sul divano
alle cinque m’è venuto dentro un sogno strano.
Sorseggiando un the freddo mi sovviene pure
che quella donna vestita di violetto voleva che io mi buttassi sotto
un volo alto sei metri – risposi – non credo proprio di saperlo fare
ma lei insisteva, e mi propose un doppio volo con affondo preciso nel profondo.
Stringiti forte a me che so volare, tu chiudi gli occhi e poi saltiamo giù
abbi fiducia in me che lo so fare.
Sarà come sarà ma davvero credo che sia meglio per me lasciare stare
starmi tranquilla ad aspettare che arrivi il giorno mio per scivolare
che negli abissi  lo sai non so nuotare. Continua a leggere “Ho un catamarano in testa, un gran veliero 6-6-14”

Perché la poesia, i poeti, una rivista, la risposta nella lectio di Cacciari

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Per Platone la poesia non ha funzione educativa ma è corruttrice, suscita emozioni, dà false rappresentazioni della realtà essendo imitazione di essa. L’unica poesia ammissibile è quella coerente con i valori della città e che contribuisca alla formazione della morale dei cittadini, quella del logos razionale.Nel Fedro Teuth propone al faraone l’invenzione della scrittura spiegando che serve a ricordare, Continua a leggere “Perché la poesia, i poeti, una rivista, la risposta nella lectio di Cacciari”