Nunzio Festa su A forza fui precipizio

A forza fui precipizio, di Antonella Pizzo, prefazione e fotografie di Anna Toscano, LietoColle 2005, pag. 45, euro 10.00.

Torna alla poesia l’autrice siciliana Antonella Pizzo. Una poetessa che non abbandona la sua vocazione. Dopo il gradevole romanzo Di rosso smunto (Prospettiva Editrice, 2004), la siciliana Pizzo torna a pubblicare i suoi versi. Il risultato è di nuovo delizioso. Parole da tenere in mano, da “sopportare”. Sempre nel 2004, la Pizzo aveva dato alle stampe un’altra raccolta di poesie: Strati (in dialetto siciliano, per CDB). Ancora in dialetto siculo, ma nel 2005, ha autoprodotto pure E su paroli nuovi. In italiano, anche nel 2004, la casa editrice Kultvirtualpress, le aveva già prodotto una silloge titolata Fra poco l’autunno. Adesso le composizioni d’Antonella Pizzo approdano in una prestigiosa e squisita collana di LietoColle: Erato. “Il mutamento accompagna A.P. in ogni particella, in ogni parola, in ogni sillaba, come se la poesia, in quanto riflesso della vita, non possa mai esimersi dall’evoluzione.” Scrive Anna Toscano. “L’evoluzione insita in questa raccolta – si legge ancora nella prefazione – non esime toni dolorosi e a volte lancinanti, il desiderio di liberarsi dal peso per approdare alla levità dell’essere, il riflesso dell’io poetante in una essenzialità scarna, in una poetica vitale.” Le poesie sono trentacinque. Profumano quanto versi maturi. Frutti che sanno di rose e amori, intimità. Ma non solo. Le composizioni hanno tono diverso fra loro. Molte respirano in maniera del tutto differente dalle altre. La poesia dalla quale prende il titolo la raccolta è molto ben riuscita: “A forza fui precipizio, / uccello d’ali deboli / saturate d’acqua / buttate in fondo alle parole / magma di lemmi stenti / distesi in nido di vocali / in vece mia.” La musicalità nell’espressione poetica non guasta mai, anzi. A.P. è in grado di dare suoni alle sue parole. A termini che, a volte fanno parte della quotidianità e altre sono riscoperti, rivalutati. L’intenzione principale di diversi passaggi è quella, antica e sperimentata da altri, di testamento. Infatti, in alcuni punti giungono dichiarazioni finali. Destinate al mondo intero però, probabilmente, in primis alle anime più vicine alla poetessa. Le figlie e il marito, innanzitutto. In alcuni momenti A.P. non si tira indietro dal rivolgersi a un pubblico davvero più nutrito e toccando temi universali. Più ampi di quegli che riguardano, essenzialmente, le mura domestiche o il luogo in cui l’autrice vive. Il libro comincia con una dedica a Martina “Tu dai a piene mani / e stelle ed astri / io porto anemoni / spesso recisi.” E continua con “Qui, nel chiuso della mia cucina, / stamattina scrivo parole insensate / come se fossero le ultime;” Più avanti si può ascoltare “tutto uguale a prima / se non fosse / per uno scuotimento leggero / come di terremoto recente.” Oppure, si può leggere: “è un rogo enorme / che illumina il secolo corrente / le nostre ansie simili a torce / appese ai muri delle nostre case”. Sono versi decisi e atroci. Enormemente umani e reali, vivi. Antonella Pizzo ha dimostrato, ancora una volta, di possedere dei mezzi sorprendenti e, sicuramente, stile accattivante.

Nunzio Festa

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