L’ Arminuta di Donatella Di Pietrantonio

L’ Arminuta di Donatella Di Pietrantonio Einaudi, 2017 pag. 162
Vincitore Premio Campiello 2017
Vincitore Premio Napoli 2017. Sezione Narrativa.

Arminuta in dialetto abruzzese significa la ritornata, la restituita, e così infatti è stato, questa bambina di 13 anni, più che una bambina un’adolescente, che sta vivendo un periodo particolare e delicato della sua vita, cioè si trova in quella situazione in cui avviene il passaggio nell’età adulta. Dopo 13 anni, un giorno viene restituita, dalla famiglia che l’aveva accudita come fosse una figlia, alla famiglia di origine. I motivi di questa restituzione restano al momento sconosciuti, l’Arminuta, di cui non si sa il nome, si chiede infatti inutilmente quali siano i motivi della restituzione, e si interroga: Adalgisa, la madre adottiva è ammalata e non può occuparsi più di me o forse sono io che ho sbagliato in qualche cosa. Si fa le domande e si da le risposte, se Adalgisa è ammalata posso aiutarla io, ormai sono grande, se ho sbagliato posso correggermi. La scena della restituzione è cruda e forte, si vede questa bambina che sale le scale con una valigia e una sacca piena di scarpe, è accompagnata dallo zio padre. Ad aprire la porta non è la vera madre, ma una bambina di 10 anni, Adriana, la sorella minore, la madre è sullo sfondo e non appena la vede dopo tanti anni le dice: ah sei tornata! come se l’avesse lasciata solo qualche ora prima. La figura di Adriana colpisce come un pugno che non ti aspetti, una bambina coraggiosa ma nello stesso tempo piena di paure, la notte bagna il letto, è una bambina abituata alla miseria, una bambina che resiste, che fa di tutto per sopravvivere in un ambiente ostile. Praticamente è una bambina sola, i genitori sono assenti, il padre al lavoro, la madre con un neonato problematico, una grande miseria e povertà, una madre incapace di amare anzi sembra totalmente anaffettiva, forse sopraffatta dalle avversità, indifferente a tutto, ha dimenticato anche di preparare il posto dove far dormire la figlia ritornata. E sarà Adriana infatti a prendere il posto della madre, sarà la sua terza madre. Si occupa e si preoccupa per lei, la va a trovare quando inizia la scuola: sono venuta a vedere come si trova, dice all’insegnante, sono venuta a controllare che sia tutto a posto. È una bambina che frequenta la scuola elementare ma che si preoccupa per la sorella che frequenta la terza media. Adriana vede nella sorella ritrovata una occasione di riscatto. L’Arminuta si adatta, cerca di sopravvivere con la speranza che prima o poi lo zio la venga a riprendere. Non è sola. Adriana e Vincenzo, si sostituiscono alla madre e al padre dell’Arminuta come occasione del loro riscatto. Vincenzo in particolare è un ragazzo che si sforza di dimostrare di potercela fare, va a lavorare, porta l’oro, dona alla sorella un cuore che nel futuro lei indosserà come talismano nelle occasioni importanti.
La scrittura è scarna ed essenziale, i personaggi sono ben tratteggiati, mi piace molto l’uso che fa del dialetto, quando fa parlare la madre o Adriana, quando la madre picchia l’Arminuta perché strappa le banconote che le aveva inviato la zia, Adriana entra e dice alla madre: a issa no. O quando chiamano la testa: la coccia. O dice: ci corichiamo testa e coccia ma prima ci laviamo i piedi. Devo dire che Adriana è una forza! E anche l’Arminuta non è da meno. Dopo l’Arminuta la Donatella Di Pietrantonio ha pubblicato il sequel Borgo sud, finalista al Premio strega 2021, che secondo me non è altrettanto bello come l’Arminuta.

Il Silenzio di Don Delillo

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De Lillo, considerato il più grande romanziere americano vivente ha pubblicato nel 2020 The Silence, tradotto in italiano da Federica Aceto e pubblicato da Einaudi, nel 2021. Il romanzo di 103 pagine, è diviso in due parti.

La prima parte si svolge in un aereo che si sta dirigendo a New York, dove una coppia di rientro da una vacanza goduta appena dopo la pandemia, si sta recando a Manhattan per assistere insieme ad amici, nell’East Side, alla finale del Super Bowl.

Durante il viaggio mentre la donna prende degli appunti in un taccuino, come è solita fare, si meraviglia che una parola: celsius, le esca dalla testa senza volerlo, così fa delle elucubrazioni riguardo la stranezza del funzionamento del cervello umano. All’improvviso accade che i sistemi elettronici dell’aereo fanno tilt e si silenziano del tutto senza un apparente motivo. L’aereo riesce ad atterrare fortunosamente. La coppia rimasta ferita viene portata in ospedale ma anche lì tutto si è fermato, le comunicazioni, le linee telefoniche, internet. Tutto si è bloccato, treni, metropolitane, aeroscali. La gente scende per strada come impazzita, le persone sono impaurite, confuse.

Nella seconda parte del romanzo si raccontano gli avvenimenti che si succedono all’interno della casa dove alcune persone  attendono l’arrivo degli amici dall’aeroporto. In questa casa sono presenti un’insegnante di fisica in pensione con suo marito nonché un suo ex studente mezzo alienato che non fa altro che parlare e raccontate della teoria della relatività di Einstein.

Anche in casa si spegne tutto e mentre loro sono lì che guardano la tv, lo schermo diventa nero. Il mondo è avvolto nel silenzio. Tutti i dispositivi tacciono. I cellulari sono fuori uso, spenti e silenziosi, così come ogni device, ogni schermo, ogni cartellone digitale. Intanto i due amici dell’aereo riescono a a raggiungere a piedi l’abitazione dove li attendono gli altri. Si fanno congetture circa l’accaduto, si pensa all’invasione degli alieni, allo scoppio della terza guerra mondiale, a un passaggio in un’altra dimensione temporale, a un attacco terroristico.

Nessuno sa nulla. Sembra sia arrivata l’apocalisse. I personaggi si muovono come su un palcoscenico e si avverte fortemente l’incapacità di comunicare fra di loro, come se il blocco delle comunicazioni e il conseguente silenzio, riguardasse non solo le componenti elettroniche ma anche l’essenza stessa dell’essere umano.

I personaggi delirano, non si relazionano, sono lontani l’uno dall’altro, non sanno leggersi, sono silenziosi anch’essi, non esiste dialogo, nessun discorso consolatorio, nessuna parola che spieghi e conforti, vige il silenzio più grande, forse lo sono sempre stati non comunicativi senza mai rendersene conto a causa del rumore di sottofondo fatto dai dispositivi che si sono sostituiti all’uomo. Allora tutto perde significato, anche le parole sono inutili, così i personaggi appaiono rassegnati e si perdono per sempre nel silenzio apocalittico e nello spazio cosmico rappresentato dal nero dello schermo.

antonella pizzo

Febbre di Jonathan Bazzi

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Nel posto in cui sono cresciuto le cose sono chiare: i maschi sono fatti in un modo – motorino, calcio, figa –, le femmine in un altro. Si sta da una parte oppure dall’altra. Ogni tentennamento, ogni tentativo di sconfinamento viene immediatamente riconosciuto e sanzionato. Pubblicamente, in strada, ovunque. Perché il codice è pervasivo e condiviso, si vuole stare al sicuro. Servono certezze, non c’è spazio per le sfumature. (Cit. Febbre di Jonathan Bazzi )

Febbre di Jonathan Bazzi, uscito nel 2019 per Fandango libri, che è stato finalista al Premio Strega del 2020, è un romanzo appartenente al genere autofiction, che racconta la vita dell’autore a partire dalla sua infanzia piena di fragilità, fino al raggiungimento della sua vita adulta nella quale ha già superato e risolto in modo superbo parecchie delle sue problematiche.
La narrazione si svolge in due tempi diversi e simultanei, il suo passato di bambino e il suo presente. A partire dalla cosa più semplice e cioè il proprio nome, Jonathan trova nella sua vita il primo dei suoi ostacoli. Soffre infatti di balbuzie e quindi ha difficoltà a pronunciare il suo nome per via di quella fastidiosa acca in tha. Vive A Rozzano, che ho immaginato sia una sorta di Scampia del nord o simile al Bronx. I suoi genitori sono due giovanissimi che hanno provato a formare una famiglia ma fallendo miseramente nel progetto. Il bambino viene cresciuto così dai nonni materni e paterni che, per fortuna e compatibilmente con le loro colorite caratteristiche regionali, lo amano parecchio, così come in verità è parecchio amato dalla madre, nonostante i problemi di questa di costruirsi una vita decente. Jonathan è povero, vive nelle case popolari fra delinquenti e prostitute, è balbuziente, è gay. Nel 2016, quando lui ha 31, gli viene una febbre che lo fa star male e che non se ne va più. Il libro riesce a trasmettere l’ansia per questa febbre, ansia che viene alimentata anche dalle frequenti e preoccupate telefonate di sua madre. Pensa di avere una malattia incurabile finché fa il test per l’HIV che risulta positivo. Sapere è meglio di non sapere, così Bazzi si sente finalmente sollevato.
Una scrittura cruda, sincera, che racconta senza mezzi termini la lotta per la sopravvivenza in un mondo dove tu sei altro da loro. Il libro mi è sembrato però una sorta di diario o cronaca nuda e cruda dove l’autore si racconta senza pudore e senza mentire, ma nulla che mi abbia coinvolta dal punto di vista letterario/poetico. Però il romanzo mi ha aiutata molto a comprendere meglio certe dinamiche di solitudini e sofferenze, certe tensioni e contraddizioni. Tipo la netta distinzione fra l’innamoramento per ragazzi teneri e quasi angelici e il sesso praticato con uomini più grandi, rudi, sconosciuti, per i quali si può addirittura provare quasi disprezzo ma lo stesso farci del sesso. Raccontarsi in questo modo penso sia stato un atto di generosità.
Di Bazzi per Mondadori è uscito a febbraio Corpi Minori che sarà un midquel di Febbre, in febbre ha raccontato dell’infanzia e della sua vita adulta, in Corpi minori racconterà dei suoi vent’anni e dove si esplorerà il suo desiderio verso ragazzi inafferrabili.corpi minori

L’accabadora e l’eutanasia

OIP

Io l’ho letto solo quest’anno. Sono arretrata nelle letture. Il tema dell’eutanasia esplode in questi giorni più che mai dopo che la corte costituzionale il 15 febbraio 2022 ha dichiarato inammissibile il referendum dell’omicidio del consenziente, referendum che avrebbe dovuto servire ad abrogare parzialmente l’articolo 579 del Codice penale omicidio del consenziente.
L’accabadora, per chi ancora non lo avesse letto e ne sconosce l’esistenza, penso in pochi perché ha venduto tanto e ha avuto vasta eco proprio per la delicata tematica che tratta, è stato scritto da Michela Murgia ed è uscito nel maggio 2009 per Einaudi, affronta per l’appunto il tema dell’eutanasia. Il libro ha vinto il Premio Dessì, il SuperMondello e il Premio Campiello ed è stato tradotto in diverse lingue.
La vicenda si svolge negli anni 50 in Sardegna in un paese dal nome inventato che si chiama Soreni.
Maria Listru è stata adottata, anzi è stata venduta dalla madre Anna Teresa Listru, a Tzia Bonaria Urrai, una vedova benestante, senza che nessuno in paese capisca le ragioni di questa adozione perché Tzia Bonaria ha una certa età. Maria Listru diventa filla de anima, figlia generata due volte. Bonaria ufficialmente fa la sarta, cuce abiti su misura alla gente, è una donna tutta d’un pezzo e non si lascia andare a confidenze con la figlia adottiva. Ma il mestiere che fa Bonaria è di tutt’altra natura, lei invece degli abiti accompagna all’altra vita e aiuta a morire chi non ce la fa più a vivere, svolge una sorta di servizio per la comunità. Prendendo sopra di lei le sofferenze degli altri non senza provare dolore per ciò che fa. La sua è una missione, un atto di pietas. Attorno a queste due persone ruotano altri personaggi. Oltre all’eutanasia il tema trattato è quello dell’adozione e dell’amore fra madre e figlia dove, tramite l’adozione, Bonaria non è più solo chi toglie la vita, un’accabadora, ma anche una madre che  la vita la genera, riscattandosi. La rottura fra madre e figlia adottiva avviene quando Maria scopre il vero mestiere di Bonaria. La scrittura è essenziale e mostra le cose nella loro crudezza e nudità, anche se mostra tratti lirici, poetici e metafore. Continua a leggere “L’accabadora e l’eutanasia”

PERSONE NORMALI

Persone normali di Sally Ronney – Einaudi

Sally Ronney è una scrittrice Irlandese nata nel 1991 e laureata al Trinity College. Persone Normali, dal quale è stato tratta una serie tv, è il suo secondo romanzo.
Il romanzo racconta la storia d’amore complicata e sofferta di due liceali diciasettenni, Marianne e Connell, che vivono nell’Irlanda del nord, in un posto che si chiama Carricklea, nella contea di Sligo. Marianne proviene da una famiglia ricca e agiata ma problematica. Il padre, un tipo violento, è morto e la madre è praticamente assente, immersa nei suoi problemi non riesce ad avere alcun tipo di rapporto con la figlia, alla quale rimprovera il suo non riuscire a essere amorevole, a farsi amare da persone che la odiano. Con Marianne vive anche Alan, il fratello, violento come il padre.
Marianne non riesce ad inserirsi nell’ambiente scolastico, si isola ed è isolata, non piace a nessuno, dicono che addirittura sia la più brutta della scuola. (Di Marianne non si ha una descrizione fisica precisa ma non sembra essere brutta.) A scuola però riesce bene, studia con ottimi risultati. Continua a leggere “PERSONE NORMALI”

Canti dell’amore coniugale inediti di Stefano Guglielmin

 
pubblicato su viadellebelledonne
Mi accosto ai “Canti dell’amore coniugale” (inediti privati che Stefano Guglielmin mi dona in segno d’amicizia e ci dona con estrema generosità) con il rispetto che è dovuto al sacro, giacché sacro è l’amore coniugale e l’unione fra due esseri che si uniscono in stretto legame e promettono che mai lo spezzeranno; è un impegno solenne, i due saranno uniti nella buona  e nella cattiva sorte, in salute e malattia, in ricchezza e povertà. Con nessun’altra persona al mondo i due fanno una promessa così impegnativa e sconvolgente,  non con un amico fraterno, né con un fratello, non con i genitori. Questa esigenza di legame esiste da quando è nato l’uomo.

 “… accucciato sulla roccia, un antico Camuno con la punta dello scalpello incideva la scena che ancora oggi ci appare lampante, come appena fatta: un uomo e una donna in coppia, e accanto i loro due bambini, un maschio e una femmina. In una parola: una famiglia. L’arte preistorica, si sa, ricorre molto spesso al simbolismo: «E infatti simbolica è la linea che unisce i piedi di marito e moglie, come un giogo. Non scordiamo che è questo il significato di “con-iugi”: uniti dal giogo, legati stabilmente».” (Emmanuel ANATI. Il matrimonio? Viene dalle caverne.)

 Le tre poesie che qui pubblico ci dicono di mesi crudeli, di aprili generanti, di nozze, di unioni, di luce, di acqua e di parola. Continua a leggere “Canti dell’amore coniugale inediti di Stefano Guglielmin”

Nella storia di Sebastiano Aglieco – invito alla lettura di antonella pizzo

Da: Sebastiano Aglieco, Nella Storia. Poema per una terra, Cagliari, Aìsara Edizioni, 2009.

Di questo libricino che porto in borsa da molti giorni e che tengo accanto a me da qualche tempo, mi  impressiona prima di ogni cosa l’immagine di copertina (di Marina Girardi). L’immagine rappresenta un uomo anziano e curvo, un lavoratore, un artigiano che indossa una gonna, o meglio un camice da lavoro, un grembiule, un camiciotto color terra. Quest’uomo ha nelle mani un coltello con il quale taglia qualcosa che sembra un pane ma che ha il colore delle zolle di terra. Incide dunque l’uomo, lascia un segno, il coltello può essere anche un aratro che traccia un solco. La terra sembra arida ma l’uomo è concentrato e  molto sicuro di sé, sa che il suo lavoro prima o poi porterà dei frutti, non andrà perso, che sia parola-segno , che sia parola-seme, a qualcosa porterà.

La raccolta inizia con il Poema per una terra, la terra in questione è la terra d’origine di Aglieco, la Sicilia, ma potrebbe essere la terra d’origine di ciascuno di noi. Ognuno di noi “ha” dei volti dimenticati, sono volti che non vediamo più, che crediamo di aver dimenticato ma sono sempre contenuti dentro noi, ci sono nomi che abbiamo pronunciato nel passato e che ora non pronunciamo più, ma nulla si perde e l’appartenenza resta. Continua a leggere “Nella storia di Sebastiano Aglieco – invito alla lettura di antonella pizzo”

di Nicola Vacca “Esperienza degli affanni”

 

Nicola Vacca, “Esperienza degli affanni”, Il Foglio, 2009.

Esce per le edizioni il Foglio il nuovo libro di Nicola Vacca Esperienza degli affanni.

Nicola Vacca esprime in questa raccolta la dolorosa necessità del dire e del raccontare attraverso i versi non degli affanni tout court ma della loro causa e di ciò che da questi scaturisce, cioè l’urgenza del dire di un tempo affannato o che soffoca, un tempo asmatico, che anela la luce e l’aria, bisogno di parole, di parole, di parole per ossigenare i nostri mali, le nostre angosce, nostre preoccupazioni, i nostri dolori.  (Un po’ come questo mio lungo periodo svirgolato, affannoso e senza pause). Parole nuove. “I giorni in affanno/supplicano parole nuove.” Continua a leggere “di Nicola Vacca “Esperienza degli affanni””

Non è tutto noir quello che è scuro – Io ti perdono di Elisabetta Bucciarelli

Elisabetta Bucciarelli
Io ti perdono
Kowalski – Coloradonoir
Pagine 256
Prezzo 14,00 euro

A Faletti che diceva: Io uccido, risponde Elisabetta Bucciarelli con: Io ti perdono. (Però presentemente Faletti afferma “Io sono Dio”).
E’ tornata nelle librerie Elisabetta Bucciarelli con Io ti perdono ed è tornata Maria Dolores Vergani ad indagare. Un ritorno alla grande. La casa editrice che ha pubblicato il romanzo è la Kowalski – Coloradonoir che nasce nel 2004 con l’intento di pubblicare romanzi dai quali realizzare prodotti cinematografici.
Il romanzo dovrebbe essere un noir, così infatti è definito in copertina, dovrebbe essere quindi romanzo di genere. Un romanzo di genere non ha “in genere” nessun significato, o meglio, non vuol dire nulla, non vuole mandare nessun messaggio, non si prefigge di cambiare il mondo, vuole solo far divertire, emozionare, impaurire, far venire un brivido, la pelle d’oca, vuole angosciare o rilassare, ridere, fantasticare, e così via a seconda del genere rosa, noir, giallo, avventura, fantasy. Continua a leggere “Non è tutto noir quello che è scuro – Io ti perdono di Elisabetta Bucciarelli”

Dalla parte del Torto di Elisabetta Bucciarelli, Mursia, 2007

 

 

 

Dalla parte del Torto di Elisabetta Bucciarelli, Mursia, 2007

Quando chiudo il libro, un tomo di quasi 500 pagine, l’impressione che mi rimane è quella che l’assassino seriale avrebbe potuto essere chiunque. Capisco così il perché del titolo del libro “Dalla parte del torto” e il significato della frase che è stata estrapolata dal libro e inserita sul retro della copertina: “Nessuno può chiamarsi fuori, dal momento che tutti, prima o poi, si sono trovati, almeno per una volta, dalla parte del torto” quasi una sorta di chi non ha peccato scagli la prima pietra. Nella Milano descritta da Elisabetta Bucciarelli, nella Milano Continua a leggere “Dalla parte del Torto di Elisabetta Bucciarelli, Mursia, 2007”

La ragazza con la valigia di Maria Pina Ciancio

La ragazza con la valigia (Lietocolle, 2008),

Mi piace in un libro giocare alla caccia al tesoro, svelare l’arcano, sciogliere il rebus che si nasconde dentro le parole, cercare la chiave per aprire lo scrigno, cercare le tracce, la mappa, il segno, l’orma, trovare il codice per la decifrazione. Continua a leggere “La ragazza con la valigia di Maria Pina Ciancio”

Giorni manomessi di Roberto Ceccarini

Giorni manomessi di Roberto Ceccarini

Edizioni “L’Arcolaio” di Gian Franco Fabbri

Presente da molti anni nel web Roberto Ceccarini si è finalmente deciso a dare alle stampe il suo primo libro. La storia siamo noi cantava Francesco De Gregori, La storia siamo noi, siamo noi padri e figli. Continua a leggere “Giorni manomessi di Roberto Ceccarini”

In terra sconsacrata di Alessandro Zaccuri

Due/tre premesse, anzi due perchè la terza l’ho cancellata.
1) il libro non è mio ma l’ha comprato mio marito, che l’ha rivoluto subito per cui non l’ho potuto rileggere (che è chiaramente una scusa per giustificare la pochezza della mia lettura)
2) che la speranza di cui parla Zaccuri non l’ho totalmente percepita e mi sembra anche un pochino improbabile, lo scrive la stessa scrittrice cattolica americana Flannery O’Connor, uno dei punti di riferimento dell’indagine di Zaccuri, che “il territorio è in buona parte nelle mani del diavolo” (anche se il cristiano in quanto cristiano spera sopra ogni speranza – dall’omelia di domenica scorsa di don Luca, viceparroco della mia parrocchia).

“In terra sconsacrata” di Alessandro Zaccuri Continua a leggere “In terra sconsacrata di Alessandro Zaccuri”

Storia Penace

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Gennaro Grieco, Storia penace (pref. De Luca) Genesi Editrice 2008

Come afferma lo stesso autore in quarta di copertina questo non è un romanzo o un racconto, è una storia, una storia penace. Un libro da leggere, una scrittura lieve e ironica, areosa, discorsiva, per una storia di dolore e di inadeguatezza, una storia d’amore in fondo, con un colpo di scena finale. Volutamente discorsiva e minimalista sono infatti 60 brevi capitoli, il sessantesimo di una sola parola ma che dice più di mille discordi. Accompagnano la narrazione alcuni disegni giovanili dell’autore e un post scriptum molto divertente dove l’autore ci narra la genesi e l’esodo della storia.

L’incipit
Quando andò fuori di cranio non c’era ombra di testimoni, non c’era. Nemmeno uno straccio di prova che desse certezza del fatto. Niente. Uno zero virgola zero di niente.
Certo, per qualche tempo circolarono delle voci. Ma non erano roba seria, non fecero presa. Solo sfiati, si diceva, fottutissimi pettegolezza buoni solo a dare spago ai cervelli bacati e alle lingue pendule di perdigiorno senza arte nè parte. O sussurri fessi, si diceva, come quelli delle bocche incredibili del mucchio di donne -oh quante donne, quante!- che si era portato a letto.
Proprio così si diceva. Sì: proprio.

Dalla quarta di copertina
Questo non è un racconto. E tantomeno un romanzo. Questa è una storia.
Sì, certo, parole. Ma le perole sono tremendamente importanti, sono; aiutano a inquadrare un problema, a prenderne coscienza. C’è mica da scherzare, c’è!
Si comincia da una parola appena: uno ci pensa su e ne vengono poi altre: prende dunque a scavare, usandone il significato che solo in apparenza a volte si nega: quandi passa piano piano a capirci qualcosa: e via, un approdo che valga alla fine si trova.
E’ una storia.
Di uomini -anzi, di un uomo che, come tutti insieme – e di donne.
Qundi pene.
Quindi della vita (e della morte), quindi del mondo.
E tanto basta -non occorrono nomi, nè di luoghi nè di persone: siamo tutti nella fuffa. (G.G.)

L’autore
Gennaro Grieco (Rionero in Vulture, 1953) vive tra Torino e provincia. E’ laureato in Pedagogia (indirizzo sociogico) e ha avuto esperienze di lavoro diversificate. Poeta già affermato, autore di diversi librei, ha di recente raccolto la sua trentennale esperienza con la poesia nel volume complessivo Apprendimento di cose utili, Genesi Editrice 2007.
Se si eccettua un breve racconto uscito nel 1998 in una pubblicazione premiale colettanea, con Storia penace è al suo esordio come narratore.

Riferimenti sul web
www.gennarogrieco.it
http://gennarogrieco.wordpress.com

Andrea Maurizio Campo – giovane poeta del vento

 

Il trentenne Andrea Maurizio Campo, laureato in Giurisprudenza e collaboratore della testata giornalistica Corriere del Veneto, fa il suo esordio in poesia con la raccolta “E altri luoghi” uscita nel 2007 per i tipi di Libroitaliano. Continua a leggere “Andrea Maurizio Campo – giovane poeta del vento”

Il paradiso siamo noi di Alfia Milazzo

Il paradiso siamo noi di Alfia Milazzo, Giuseppe Maimone Editore, 2008

Alfia Milazzo è nata a Catania, Laureata in Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, si è specializzata in storia e filosofia delle religioni; su questo tema ha tradotto e curato numerose opere. Ha lavorato a Milano presso le redazioni di Mondadori, De Agostini, Rizzoli, Encarta e in Eni ha realizzato progetti di comunicazione e formazione. Continua a leggere “Il paradiso siamo noi di Alfia Milazzo”

I racconti del ripostiglio di Claudio Martini

I RACCONTI DEL RIPOSTIGLIO – Pagine 178 – Besa Editrice

“Mi è sempre piaciuta quell’immagine che Pratt propone alla fine di una delle sue opere, penso rientrando in casa alle sei del pomeriggio. I veneziani, quando sono stanchi della loro quotidianità, della loro vita abituale, entrano in una piccola corte, aprono una porta segreta e se ne vanno in una dimensione parallela, un ambiente in cui i sogni e i desideri trovano forma e creano storie che vale la pena di vivere…”
Inizia e finisce così il libro di Claudio Martini, psicologo torinese nato a Taranto nel 54, I racconti del ripostiglio edito da Besa Editrice. Continua a leggere “I racconti del ripostiglio di Claudio Martini”

Devoti a Babele di Valter Binaghi

Devoti a Babele di Valter Binaghi
Prezzo euro 12,00
Pagine 128
Isbn 978-88-8372-441-1

Discese all’inferno e compiaciute permanenze ne abbiamo avute a iosa, e nessuno ha aggiunto una virgola a Rimbaud. Io vi racconto come se ne esce.
Chi è davvero Arvo? Un tossico all’ultimo stadio? L’uomo che si libera della propria dipendenza per diventare adepto di una setta new age? Il personaggio mediatico che partecipa a un reality show e e poi naufraga nei lussuriosi labirinti del web? Forse è sopravvissuto al Diluvio, ma nessuno sa dov’è. Sia quel che sia, la parabola di Arvo è la più intensa e provocatoria scorribanda letteraria di uno scrittore che si conferma come una delle voci più originali della narrativa italiana contemporanea.

***
Le dipendenze nascono con l’uomo, anzi l’uomo nasce dipendente, sappiamo tutti che il bambino appena nato dipende totalmente dalla madre, succhia il suo seno e si nutre con il suo latte, senza la madre, o qualcuno che si occupi di lui, il bambino è destinato alla morte; poi il bambino si stacca dalla madre, smette di succhiare il suo seno, diventa adulto, si procura il cibo con il sudore della fronte, coltiva la terra, coglie i frutti che pendono dall’albero, Continua a leggere “Devoti a Babele di Valter Binaghi”

Fabiano Alborghetti legge In stasi irregolare


Antonella Pizzo, In stasi irregolare
(Le Voci Della Luna Editore, 2007)

Se nel precedente Catasto ed altra specie (uscito nel 2006 per i tipi di Fara Editore) realtà e fantasia concorrevano nel fondersi, in questo In stasi irregolare è la massima realtà possibile a prendere scena. Realtà e ricordo, due piani sovrapposti e inscindibili, geneticamente collusi dove l’attore è carne, è l’infettato da emozioni ineludibili che a noi arrivano come voce medium di memoria.
La memoria di un fatto è la percezione del suo significato, il ricordo di un fatto è la percezione della sua dinamica. Continua a leggere “Fabiano Alborghetti legge In stasi irregolare”

Antonella Pedrinazzi Le donne che corrono – Edizioni il filo

 

Antonella Pizzo legge

Antonella Pedrinazzi Le donne che corrono – Edizioni il filo

Antonella Pedrinazzi non è una scrittrice ma una donna che corre da mattina a sera, corre dietro i suoi innumerevoli impegni, di lavoro, di famiglia, di casa, d’ufficio, i figli, il marito, la cucina, la spesa, e poi, per non arrendersi al tempo, alla fatica del lavoro, agli impegni affettivi, perché dentro ha vent’anni anche se il suo corpo si rifiuta di crederci, va in palestra, va in piscina, fa Continua a leggere “Antonella Pedrinazzi Le donne che corrono – Edizioni il filo”

Canti emiliani dei morti di Giuseppe Caliceti – invito alla lettura di Antonella Pizzo

Il titolo è una esplicita citazione ed è dato dall’elaborazione e dall’intarsio dei titoli dei Canti pisani di Ezra Pound e del Libro tibetano dei morti. Poema della vita e della morte, dell’infanzia, della crescita, dell’assenza e dell’elaborazione del lutto. Canti emiliani dei morti di Giuseppe Caliceti racconta in versi la storia della sua vita, che va dalla sua nascita avvenuta nel 1964 fino al 2000, anno della morte del padre, Gisberto, un uomo generoso e leale, maestro elementare in un orfanotrofio. L’orribile morte del padre, schiacciato da un trattore, è raccontata con versi crudi, descrittivi, cronachistici ma non per questo non commoventi.

Continua a leggere “Canti emiliani dei morti di Giuseppe Caliceti – invito alla lettura di Antonella Pizzo”

Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci

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La copertina è quella originale del tempo, originali anche gli scarabocchi

A chi non temo il dubbio
a chi si chiede i perchè
senza stancarsi e a costo
di soffrire di morire
A chi si pone il dilemma
di dare vita o negarla
questo libro è dedicato
da una donna
per tutte le donne

Oriana Fallaci

Una giovane donna nel cuore della notte sente d’improvviso dentro di lei la scintilla della vita. Della donna non sappiamo niente, tranne che è una donna in carriera, che non è sposata e che aspetta un bambino. La donna inizia un lungo monologo, si rivolge al figlio non ancora nato, si pone mille interrogavi e si dà mille risposte, molto spesso contrastanti. Chi è, cos’è quello che ha dentro? Continua a leggere “Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci”

Niente è come sembra – un film di Franco Battiato

 

In fondo sono contento di aver fatto la mia conoscenza, il libro

“Le trame dei film e dei tappeti moderni sono pieni di anilina, caro perplesso lettore. Dal mio osservatorio, sto segnalando, in tutti i modi e con tutti i mezzi, la mia posizione; lanciando segnali d’allarme e qualche antivirus. Una diossina intellettuale sta decretando il Declino e la Caduta dell’Impero dell’essere umano… e se non avessi qualche speranza lascerei perdere.” Franco Battiato

Continua a leggere “Niente è come sembra – un film di Franco Battiato”

Marco Scalabrino legge Orfana di mia figlia di Morena Fanti

 

Orfana di mia figlia

di Morena Fanti

edizioni il pozzo di giacobbe 2007

C’è una sola “semplice” domanda a fondamento di questa sorta di diario/taccuino redatto precipuamente nell’arco di un anno: tra il 5 Novembre 2001 e il 5 Novembre 2002.

Si chiede in buona sostanza, per le quasi duecento pagine, a se stessi, al lettore, a Colui sta in alto lassù, di dare una risposta ad un crudele perché: il perché della morte (e, diamine, al suo cospetto non adoperiamo eufemismi!) di una giovane donna.
E tuttavia, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare considerata la circostanza, i toni non sono quelli della rabbia che ottenebra, della vendetta/rivalsa nei confronti di chicchessia, delle indistinte accuse/invettive al mondo.
La sentenza non lascia adito ad appello: Continua a leggere “Marco Scalabrino legge Orfana di mia figlia di Morena Fanti”

Da “Breviario di Novembre” di Alessandra Conte – invito alla lettura di Antonella Pizzo

 

Un breviario di novembre scritto in una scrittura ermetica e simbolica, preghiere della modernità recitate non all’ombra di un chiostro ma in questo tempo frenetico, in un luogo qualunque che può essere anche un ufficio postale o una città dalle mura sbriciolate. Si avverte il bisogno di chiarezza, si chiede la giusta direzione, qualcosa che ci impedisca di perderci nei labirinti di una iper comunicazione, di un troppo dire, di un dire esagerato che alla fine si rivela essere un insensato  non dire. Avercelo un codice di avviamento postale unico e univoco, certo, inequivocabile, Continua a leggere “Da “Breviario di Novembre” di Alessandra Conte – invito alla lettura di Antonella Pizzo”

L’ordine bisbetico del caos

 

bisogna essere temprati per percorrere le strade che tracciano i versi di Gabriele,e chi lo è? Io no. sin dalla premessa ci si rende conto d’avere fra le mani materia che scotta, in una “premessa dimessa” avverte e spiega infatti il Pepe all’incauto lettore che si avventura fra le pagine di questo libro che ciò che si andrà a visitare non sarà un luogo tranquillo e romantico, la spiaggia, l’onda, il mare placido e quieto, bambini che giocano rincorrersi, biondi e con gli occhi azzurri, ma ci avviamo verso un luogo dove saremo esposti a richiami di “sonagli luminosi, sussurri ottici, radiosi strepiti d’introspettiva fiaccola” dove si convertirà col canto l’organico alla sua brace. Non un lasciate ogni speranza o voi che entrate ma pepe ci dice senza mezzi termini rendevi conto che polvere siete e polvere ritornerete. “e il cacciatore arranca//senza fiato rincorre la sua vita/preda cangiante che del cosmo/ si crede l’epicentro” è un libro che leggo spesso, trovo che sezione lucy sia superba. ora vi confesso una cosa, avrei voluto fortemente scrivere sul libro di gabriele ma non ci sono riuscita per paura di dire banalità così mi limito a questo misero post. qualcosa di più esaustivo  qui

Esposizione

Esposizione nucleare di un alter ego che non sia Aristotele scienziato
bensì il miraggio puro e prometeico di un progetto inafferrabile
raccolto al mito del Titano che s’intravede in fuoco e scintillio di lingua.
Sonagli luminosi, sussurri ottici, radiosi strepitid’introspettiva fiaccola
che in luce salmodiando l’organico scottante alla sua brace convertirà