“Dispositivi” di Stefano Guglielmin. Una lettura di Loredana Semantica

LIMINA MUNDI

Che possiamo noi realmente sapere
degli altri? chi sono, come sono…
ciò che fanno… perché lo fanno…

Luigi Pirandello

Dal poeta Stefano Guglielmin, stimato insegnante, saggista e critico di poesia, mi perviene il suo ultimo libretto “Dispositivi”, pubblicato da Marco Saya Edizioni. Sobria la copertina color senape nel formato 20 x 15 e accattivante la ruvidezza del cartoncino goffrato millerighe.
Conosco da tempo la scrittura di Stefano. Leggendo “Dispositivi” riconosco il timbro del poeta sin dai primi componimenti. Un poeta si dice tale, non tanto perché compone in versi e non solo per la tensione a produrre poesie, ancora meno per la mole di composizioni poetiche prodotte, ma, maggiormente, quando la sua voce è riconoscibile, cioè ha acquisito sue peculiarità che la distinguono da quella d’altri. D’altra parte, quella del lettore, credo che nel tempo con la lettura frequente di un certo autore avvenga una sorta di “addomesticamento” non dissimile…

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Canti dell’amore coniugale inediti di Stefano Guglielmin

 
pubblicato su viadellebelledonne
Mi accosto ai “Canti dell’amore coniugale” (inediti privati che Stefano Guglielmin mi dona in segno d’amicizia e ci dona con estrema generosità) con il rispetto che è dovuto al sacro, giacché sacro è l’amore coniugale e l’unione fra due esseri che si uniscono in stretto legame e promettono che mai lo spezzeranno; è un impegno solenne, i due saranno uniti nella buona  e nella cattiva sorte, in salute e malattia, in ricchezza e povertà. Con nessun’altra persona al mondo i due fanno una promessa così impegnativa e sconvolgente,  non con un amico fraterno, né con un fratello, non con i genitori. Questa esigenza di legame esiste da quando è nato l’uomo.

 “… accucciato sulla roccia, un antico Camuno con la punta dello scalpello incideva la scena che ancora oggi ci appare lampante, come appena fatta: un uomo e una donna in coppia, e accanto i loro due bambini, un maschio e una femmina. In una parola: una famiglia. L’arte preistorica, si sa, ricorre molto spesso al simbolismo: «E infatti simbolica è la linea che unisce i piedi di marito e moglie, come un giogo. Non scordiamo che è questo il significato di “con-iugi”: uniti dal giogo, legati stabilmente».” (Emmanuel ANATI. Il matrimonio? Viene dalle caverne.)

 Le tre poesie che qui pubblico ci dicono di mesi crudeli, di aprili generanti, di nozze, di unioni, di luce, di acqua e di parola. Continua a leggere “Canti dell’amore coniugale inediti di Stefano Guglielmin”

si dà il lampo

si dà il lampo, infatti
nella brocca in cui cresci, e festa
dissemina il tempo per gli amici sul prato

sotto chiave è l’avvio:
buona la pace di chi siede e l’ombra
di atene in ogni cosa

ecco mettiti qui, a lato del libro, e scendi
se puoi, là dove s’increspa la gioia

si dice amato chi ne tiene a balia la piega

Da La distanza Immedicata

La distanza immedicata di Stefano Guglielmin

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Già la dedica della nuova raccolta di Stefano Guglielmin “La distanza immedicata” (Le voci della luna, 2006) mi sembra poesia. A Lia ed Elia, sponde, onde. Sono gli affetti il mare, i fiumi, gli oceani. Sono gli affetti l’acqua necessaria alla vita. Sono anche gli affetti i luoghi dove navigare, abbeverarsi, rinfrescarsi, dissetarsi, viaggiare, i luoghi alle cui sponde nascono rigogliosi alberi da frutta e fiori, e canne per costruire capanne dove rifugiarsi. Ma le acque non devono essere stagnanti, perché dove non c’è movimento c’è morte, dove c’è la fissità c’è morte. E allora vivere è navigare, fermarsi, a volte, ma solo per dissetarsi e per sfamarsi, percorrere i fiumi anche se impetuosi, anche se qualcosa fugge via, anche se qualcosa non si riesce a trattenere, a tirare su in questa nostra zattera in movimento, perché tutto ciò fa parte della natura stessa dei luoghi, delle acque, della vita e della morte.
Continua a leggere “La distanza immedicata di Stefano Guglielmin”