multiverso – Visione circolare dell’infinito spazio circolare

Poichè stanotte ho sognato che mi mostravano in uno schermo com’era il multiverso, che è esattamente come in questa foto, e che io ho inteso come infiniti universi finiti, sono andata a ripescare una mia vecchia poesia del 2004

Visione circolare dell’infinito spazio circolare

Ricordo bene lo spazio circolare
distanti erano i pianeti e puntini le stelle.
Qualcuno aveva steso nell’infinito nero
un filo senza fine, circolare,
e noi, mollette per la biancheria,
ci stavamo mollemente appesi.
Ricordo bene che noi eravamo noi
ma che solo l’idea di noi nel vuoto circolava.
Larve trasparenti appiccicate al filo
in un equilibrio piuttosto circolare
senza braccia e senza mani ondeggiavamo
senza mai cadere nel circolare vuoto.
Piccole lumache azzurre senza guscio
senza occhi guardavamo con stupore
quell’infinito circolare nulla
che sempre circolare ci accerchiava
e ci reggeva nell’infinito spazio
divino e come sempre circolare.

Classifica Wikio di gennaio

Classifica Wikio di gennaio.

1 Booksblog
2 Nazione Indiana
3 Finzioni
4 Sandrone Dazieri
5 Carmilla on line
6 Lipperatura di Loredana Lipperini
7 Giap, la stanza dei bottoni di Wu Ming
8 Libri Blog
9 La poesia e lo spirito
10 Il blog del Mestiere di Scrivere
11 Il primo amore
12 Sul romanzo
13 minima & moralia
14 Poesia 2.0
15 Angolo Nero
16 gruppo/i di lettura
17 viadellebelledonne
18 Notte di nebbia in pianura
19 Scrittori precari
20 La dimora del tempo sospeso

Classifica curata da Wikio

A sta per AMY, che cadde dalle scale di Anfiosso

Anfiosso scrive nel suo blog

Il postaggio di jersera fu un po’ fulmineo; non che non credessi necessario accompagnare l’operazione a qualche succinta indicazione, ma il tempo stringeva, e non ho avuto modo. Non avrei proceduto – o forse sì, ma non adesso – a dedicare un sonetto a ciascuna delle tavole macabre (1963) di Edward Gorey (1925-2000) se non mi fossi ritrovato nella dashboard CUT – link al blog di Antonella Pizzo, che ha appunto manifestato l’intenzione di fare qualcosa del genere, producendo il primo sonetto della serie. Da una parte il sonetto si presenta molto libero, e io non so giudicarlo; ma quello che mi rendeva un po’ perplesso era proprio l’uso del sonetto come epigrafe, in controcanto con l’immagine, parendomi un po’ lunghetto. Gorey, peraltro, ha pensato solamente a un verso per tavola. Dato che non sapevo come il sonetto e immagini potessero associarsi, mi sono voluto provare a mia volta.

Devo ammettere che il risultato è apprezzabile (Anfiosso è turbo e ne ha scritti già sei!)  così mi complimento. Mi chiedo perchè il tempo stringeva, le tavole esistono dal 1963. 

***

Mi ricomplimento per i suoi sonetti, il mio progetto è fallito prima di iniziare, ora ci ho perso gusto, mi sembrerebbe di copiare. e poi dovrei correre e sbrigarmi, finirli prima che lui finisca i suoi, altrimenti qualcuno potrebbe dirmi: guarda li ha già fatti anfiosso, che fai copi le idee?! allora diciamo che li farò e li terrò per me. auguro ad anfiosso buon lavoro e leggerò con piacere i suoi prossimi.

A sta per AMY, che cadde dalle scale.
AMY, ch’è piccolina, posto male,
Parrebbe, il suo minuscolo piedino
Sul primo (e più fatidico) gradino,

Fa a capofitto, ahilei, tutte le scale.
Cade così chi il passo incipitale
Trascura; ché ha precipite destino
Chi ignora che, se più passi ha il cammino,

Tutto il cammino il primo passo vale.
La malferma innocenza rappresenta
La figuretta bianca, che risalta
Sopra il nero scaleo in cui s’avventa;

Così piccolo piede tale salta
Da grande altezza; così in basso spenta
Giace chi mai non diverrà più alta.

sonetto del giorno che avanza e del poeta senza speranza

Farai dirai e poi che comporrai?
accenderai il computer e facebook
oppure passerai dal tic al trucc
da qualche verso che declamerai?

sette parole in fila tu lo sai
non servono per rinnovare il book
non sei grande poeta , non hai il look
il premio nobel non lo vincerai

il diverso il distinguo il parlar vano
qualsiasi bizzarria ti venga in mente
fanno dire di te che ciarlatano

che venditor di fumo, un truffatore
che della lingua usa solamente
la rima che si fa con cuore e amore

Auguri di Buon Natale a tutti – QUANNO NASCETTE NINNO di S. Alfonso Maria De’ Liguori

Quanno nascette Ninno,
quanno nascette Ninno a Betlemme,
era notte e pareva miezojuorno…
Maje le stelle,
lustre e belle,
se vedèttero accussí…
e ‘a cchiù lucente,
jette a chiammá li Magge a ll’Uriente.

Maje le stelle,
lustre e belle,
se vedèttero accussí…

Se vedèttero accussí…

De pressa se scetajeno
de pressa se scetajeno ll’aucielle…
cantanno de na forma tutta nova:
Pe’ nsi’ ‘agrille,
co’ li strille,
e zompanno ‘a ccá e ‘a llá:
– E’ nato! E’ nato! –
– decévano – lo Dio che nce ha criato! –

Pe’ nsi’ ‘agrille,
co li strille
e zompanno ‘a ccá e ‘a llá…

E zompanno ‘a ccá e ‘a llá…

Co’ tutto ch’era vierno,
co’ tutto ch’era vierno, Ninno bello,
nascettero a migliara rose e sciure…
Pe’ nsi’ ‘o ffieno,
sicco e tuosto,
ca fuje puosto sott’a te, Continua a leggere “Auguri di Buon Natale a tutti – QUANNO NASCETTE NINNO di S. Alfonso Maria De’ Liguori”

Alessandra Pigliaru presenta Prima vita, di Stefania Crozzoletti

Alessandra Pigliaru presenta Prima vita, di Stefania Crozzoletti

L’autrice non si propone mai come portavoce di nessuno, sa bene che i percorsi sono individuali e, per una umiltà che deriva forse dalla propria insicurezza, fugge da ogni ruolo che non sia quello di rappresentare sé stessa. Ma proprio in questa umiltà, in questa insicurezza la sua scrittura acquista un ruolo più grande del semplice “raccontar-si” e passa al “raccontare” il punto di vista di chi in sé non ha ancora trovato una voce adatta. È una ricerca di compagni di viaggio (“C’è qualcuno come me / là fuori?”); è accettazione dei propri limiti umani (“Devo smettere di volere / le vite belle degli altri”) o, in modo forse ancora più coraggioso, di donna (“La capacità di sovrapporre i ruoli / propria del mondo femminile / in me diventa /… / praticamente una tomba”).
(dalla Prefazione di Francesco Tomada)

***

La poesia che scrive la Crozzoletti occupa questo spazio, tra ciò che lei è per necessità (madre, moglie, lavoratrice) e ciò che avrebbe potuto essere (punk, ladra, intellettuale). Nessuna delle due dimensione è praticabile senza dolore; per fortuna che nel loro punto di contatto si apre appunto una crepa, un lasco – come nei pedali delle vecchie biciclette – dove il tempo smette di avanzare e tutto può essere ripensato, detto come se fosse per la prima volta. La prima vita è la poesia nata sotto il peso della solita vita e della vita non praticata, è la poesia in quanto pratica insolita dello slancio vitale.

[dalla nota di Stefano Guglielmin]

***

Aderire pienamente a sé stessi e non uniformare, non essere “un tanto al chilo”, immagino ci ponga agli occhi degli altri come ribelli. Pensiamo solo alle mediazioni totali e false che ogni giorno mettiamo in atto nei rapporti d’ufficio. Chi ha il coraggio di essere sé stesso fino in fondo è elemento di disturbo, soprattutto verso sé stesso, verso quei paletti che noi stessi poniamo per la strada e che richiedono davvero uno sforzo maggiore nel percorso. Come abbattere oltre al già esistente percorso impervio, anche i nostri stessi paletti? Con un sorriso. Attenzione: non è un libro umoristico, non è la raccolta di barzellette di un calciatore.  Per sorriso intendo la capacità di riuscire a sbaragliare il problema senza l’uso delle armi, senza battaglie immani e rigetti di bile, senza rabbia che danneggia prima di tutto noi stessi, ma con la sola capacità di stare immobile e rendere un sorriso, una colata di ironia simile al cemento: gesto inaspettato, massimo affronto e denigrazione ma soprattutto confidenza totale in sé stessi e  -perché no?- anche assoluzione di sé stessi

[dalla nota di Fabiano Alborghetti]

***

PRIMA VITA

D’accordo mi arrendo:
accetto di vivere
la prima esistenza che viene

proseguo stonata
con l’inutile forza che mi contraddistingue
gratto i muri tanto per fare

meglio che essere
assolutamente contemplativa

guardo le stelle
e non trovo significati

guai ad essere
beatamente infelici

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Un sogno fatto a Biancavilla, l’utopia che vorresti realizzata

Un sogno fatto a Biancavilla, l’utopia che vorresti realizzata

Il Comune di Biancavilla (CT) e un gruppo di giovani sta organizzando il Festival dell’utopia, una serie di seminari su come si scrive un racconto, una poesia e un articolo e sul rapporto tra utopia e letteratura. I docenti: Seminerio, Luciano Ghelfi, Loretto Rafanelli, Luca Randazzo. Il festival si concluderà con un premio intitolato Continua a leggere “Un sogno fatto a Biancavilla, l’utopia che vorresti realizzata”

Kerouac e la beat generation

“Fu da cattolico che un pomeriggio andai nella chiesa della mia infanzia (una delle tante), Santa Giovanna d’Arco a Lowell, e a un tratto, con le lacrime agli occhi, quando udii il sacro silenzio della chiesa (ero solo lì dentro, erano le cinque del pomeriggio; fuori i cani abbaiavano, i bambini strillavano, cadevano le foglie, le candele brillavano debolmente solo per me), ebbi la visione di che cosa avevo voluto dire veramente con la parola ‘Beat’, la visione che la parola Beat significava beato…”.

Kerouac

LA RIVISTA DI VDBD – TEMA DEL PROSSIMO NUMERO (N.5 Novembre 2009) : IL VIAGGIO

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TEMA DEL PROSSIMO NUMERO: IL VIAGGIO

  Criteri per la pubblicazione:

Ø    I contributi dovranno pervenire all’indirizzo redazioneviadellebelledonne@yahoo.it  con oggetto “RIVISTA” in formato word e con una lunghezza minima di 2 cartelle* (3600 battute) e massima di 10 cartelle (18000 battute) note e bio-bibliografia escluse.

Nello specifico:

Saggi: minimo 5 cartelle e max 10.

Recensioni: minimo 3 cartelle. Se si tratta di recensioni e/o note critiche poetiche, le 3 cartelle vanno intese “piene”; i versi poetici che si intendessero riportare non sono conteggiabili in cartelle. Se si tratta di recensioni e/o note critiche relative alle arti visive in generale, le immagini non sono conteggiabili in cartelle e per cui vanno escluse dal conteggio degli spazi.

Traduzioni: minimo 3 cartelle. Se si tratta di traduzioni di poesie minimo 2 cartelle.

Interviste: minimo  4 cartelle.

Ø      Le NOTE, numerate in successione e collocate prima dei segni di interpunzione, dovranno essere poste a fine documento. Per la redazione corretta delle citazioni si veda il breve vademecum e la specifica del sistema nazionale.

Ø      Le immagini eventuali da voler allegare al contributo si mandano separate dal testo e in formato .jpg o .gif.

Ø      L’autore del testo si assume la responsabilità per eventuali violazioni di copyright in merito a testi scritti, immagini e video.

Ø      I contributi non potranno essere in alcun modo di commento e/o recensione a lavori di collaboratori del blog collettivo letterario www.viadellebelledonne.wordpress.com.

Ø      La redazione,  avrà cura di comunicare per tempo agli autori il parere positivo per l’eventuale pubblicazione e la rubrica in cui verrà ospitato l’articolo inviato. 

Ø      La data di consegna  è da intendersi 30 giorni prima della pubblicazione on-line del quadrimestrale. Per il numero 4 (che sarà pubblicato il 17 novembre 2009) la data entro cui dovranno essere inviati i contributi è il 17 ottobre 2009.

 

* Si intende la cartella editoriale composta da 1800 battute, suddivise in 30 righe; ogni riga, 60 battute. Ogni carattere o spazio è una battuta.

 

 

 

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aggiornato il 18/08/2009

 

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La poesia del ricordo di Giacomo Di Cristallo

La copertina della seconda edizione di 'Antologia per una strage'

La copertina della seconda edizione di ‘Antologia per una strage’

Stazione di Bologna, sala d’attesa, 2 agosto 1980, ore 10.25. “Quel mattino moriva forse definitivamente il sogno lungamente accarezzato dalla nostra generazione di realizzare una democrazia veramente matura, in cui la forza della massa non sopprimesse la personalità e la necessità del singolo, ma, al contrario, li aiutasse a risolversi”. Sono le parole che lo scrittore e giornalista ferrarese Gian Pietro Testa scrive nella prefazione alla seconda edizione di ‘Antologia per una strage’ (Minerva, Bologna, 2005). Sono passati venticinque anni dall’eccidio della stazione di Bologna e l’“Associazione familiari delle vittime del due agosto” ha voluto ridare alle stampe la silloge che l’allora inviato de L’Unità scrisse sotto la feroce dettatura delle impressioni, suscitate in lui dopo che si era trovato in mezzo alle macerie, appena un’ora dopo l’esplosione. La raccolta, che mutua il titolo dall’‘Antologia di Spoon river’ di Edgar Lee Masters, comprende 84 poesie, per 85 vittime. Manca all’appello della morgue Angelo Priore, deceduto mentre la prima edizione del volume era già in stampa, nell’ottobre 1980 (proprio a Priore l’autore ha voluto dedicare la prima edizione del libro). Ogni poesia reca per titolo un numero. Da 1 a 84. Come le bare che il giornalista vedeva portare via dal piazzale della stazione dentro legni senza nome: “e andando ci dissero:/ ‘voi non c’entrate,/ la ragione è suprema’”, recita la poesia, o la bara, numero 10. Continua a leggere “La poesia del ricordo di Giacomo Di Cristallo”

Da “Ritorno alla spiaggia” Gioia piccola di Lucetta Frisa

 ”Gioia piccola” di Lucetta Frisa da “Ritorno alla spiaggia” 2009 – Poesie 2001-2007 – La vita felice

Imparare l’arte del ricamo, dell’uncinetto, il filo entra e esce, la mano ferma, il lavoro cresce ad ogni giro, ci vuole pazienza, studio, concentrazione, si devono rispettare certe regole, seguire uno schema che qualcuno prima di noi ha disegnato, un gioco di fiori, di quadri, di cuori, ma no, non è un gioco, è un lavoro. Imparare l’arte della vita, e non è facile vivere.  C’è una madre e c’è una figlia. La madre sa la strada e il percorso, la madre sa che prima si è piccoli e poi si diventa grandi, sa che occorre partire dal piccolo per raggiungere il grande. Continua a leggere “Da “Ritorno alla spiaggia” Gioia piccola di Lucetta Frisa”

Passaggi per il bosco: letture in musiche da periferia

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Passaggi per il bosco  

letture   musiche   periferia

a cura del Gruppo Opìfice

 

CA|18-26luglio2009

Abbandono. Oblio. Deserto. Tutto da farsi per poi ritornare: passare al bosco attraversando le strade della periferia. Abbandonate e desertiche.

Ricognizione in lettera e musica dalla periferia del ritorno.

Praticamente un viaggio.

***

Il Gruppo Opìfice organizza e promuove Passaggi per il bosco: letture in musiche da periferia, un festival tra letteratura e musica che animerà le serate cagliaritane dal 18 al 26 luglio 2009.

Passaggi per il bosco è strutturato come da programma: diversi luoghi tra Cagliari, Quartu Sant’Elena, Sinnai e Serdiana ospiteranno libri, reading, spettacoli teatrali, fotografie, quadri, fumetti, riviste letterarie, film. Gli eventi del tardo pomeriggio si svolgeranno in libreria. Dal 22 al 24 luglio, dalle ore 21.00 in poi, il festival si trasferirà a Serdiana. Per ogni serata è previsto un buffet a dieci euro con prenotazione obbligatoria. Il 25 e il 26 luglio il festival si sposterà a Villa Birmano Seurat per un epilogo letterario, musicale e cinematografico. Il fumettista Luca Congia disegnerà dal vivo durante tutte le serate del festival. Continua a leggere “Passaggi per il bosco: letture in musiche da periferia”

Concorso Gorgone d’oro scelte le poesie vincitrici

Salvatore Cangiani di Sorrento e Rosaria Fausta Pezzino di Siracusa sono i vincitori della Nona edizione del Premio Nazionale di poesia “La Gorgone d’Oro” per la sezione poesia religiosa e a tema libero. Per la sezione “Libro Edito” i vincitori sono Ines Betta Montanelli di Prati di Vezzano, per il libro “Lo specchio ritrovato”, pubblicato con Bastogi e Antonella Pizzo di Ragusa per il libro “In stasi irregolare” pubblicato con la editrice Le voci della Luna. Il premio è stato bandito dal Centro di Cultura e Spiritualità cristiana Salvatore Zuppardo in collaborazione con il periodico diocesano “Settegiorni- Dagli Erei al Golfo”. Il Premio della Cultura “Zuppardo” è stato assegnato a Pio Vigo, arcivescovo di Acireale e poeta mentre il Premio della critica “Ignazio Buttitta” al poeta Michelangelo Grasso di Catenanuova (En) e al poeta Franco Casadei di Cesena. La Giuria composta da Emanuele Zuppardo, Giuseppina Sansone, don Rino La Delfa, ldo Scibona, Giovanni Manna, Luciano Vullo e dai poeti Vincenzo Pinna, Sandro Cappa e Angelo Vullo e dal critico d’arte Franco Spena, ha assegnato anche gli altri premi. Le poesie segnalate dalla giuria saranno inserite nell’Antologia “Nel passo sospeso dell’aurora – Poesie dalla Pasqua” La premiazione il 23 maggio, ore 19, nella sala Eschilo del Museo Archeologico.

Cosmesi

il libro dei precipizi, dei luoghi franti, delle impossibili rappacificazioni, un vertiginoso labirinto senza uscite […]”
Dalla prefazione di Stefano Guglielmin

E’ uscito per le edizioni “L’arcolaio” di Gian Franco Fabbri COSMESI il libro di vaan così come è stato presentato da Stefano Guglielmin nella sua prefazione. Aggiungo finalmente, finalmente perchè la poesia di Tonino doveva necessariamente essere messa sulla carta. Quando lessi di lui, anzi quando lessi le sue poesie parlai di “sorpresa”. Mi riferisco a ciò che scrissi nel vecchio sito di Don Centofanti un po’ prima che si trasferisse altrove “per fornire un servizio più articolato ed efficace…” “Nata in seguito ad un articolo di Balestrini apparso su Liberazione è di non molto tempo fa la polemica riguardante i poeti che circolano su internet. Umberto Eco sull’Espresso ci riferisce di un poeta laureato che ha detto “se vai su Internet a Continua a leggere “Cosmesi”

Mar di Celestina di Alivento

Questo post prosegue il gioco di rimandi per favole tra Antonella PizzoErminia Daeder e me. Anch’io conosco una favola. La favola di una bimba piccolissima. Si chiamava Mar di Celestina.

Alivento

Mar di Celestina di Alivento

Era una bimba alta un metro e un quadretto. Di cioccolato. Un faccino da pulcino, un fiocco rosa in testa, tra i ricci di marzapane. Più che una bimba sembrava una bambolina da tenere sul comò, per guardarla ogni tanto, pettinarle il capelli, prenderla in braccio e sciogliersi di tenerezza. Quando abbracciava metteva le braccia paffute attorno al collo. Rosea. Ti carezzava il viso con mani minuscole carezzevoli di neve. La pelle un petalo di gelsomino. Aveva un vestito color di melanzana, che le stava d’incanto, s’apriva a ventaglio sotto il petto svasando onde morbide di trine fino all’orlo e tra i merletti sbucavano due gambette buffe da mangiarsele di baci. Continua a leggere “Mar di Celestina di Alivento”

MARIO RIGONI STERN – L’uomo del catasto

Paolini: Per la gente dell’Altipiano tu sei lo scrittore, ma sei anche l’uomo del catasto.
Rigoni: Ma ero quello che era al catasto, più che lo scrittore sono quello che era al catasto, perché lì capitavano un po’ tutti.
Paolini: Per i villeggianti che vengono da giù tu sei lo scrittore da invitare a passeggio?
Rigoni: Sì, invece per i vecchi pastori sono il Mario del Toni. Toni era mio nonno, siccome mio nonno era ben conosciuto, allora dicevano: “E’ il nipote del Toni Stern”; allora per loro sono così, per i forestieri sono uno scrittore, per i compaesani sono quello che era al catasto.

da: http://www.icp.ge.ch/sis/letteratura/autori/rigoni-stern/carlo-mazzacurati.doc/download