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Ritratti di donne e uomini rinchiusi nel Manicomio di Aversa destritti da Fernando Lena nel suo poemetto ” La Quiete dei respiri fondati”. Sone anime perse, doloranti e dolorose. Ciro che ha il carisma dei flaconi di tavor, Milena che fissa il sole, Peppino che ha ingoiato un bullone, Cecilia che si innamora di chi forse non dovrebbe e  ha la certezza di essere come l’Eva primordiale che ha tradito, e poi ancora Lara, e Intina, e Suor Adelaide, Paolino che gioca da portiere e ama tanto Armado Maradona, Claudia con le scarpe schizofreniche come lo è lei, il nano Franz. Una sorta di antologia di Spoon river dei matti, in  mezzo ai quali l’autore ha vissuto, suo malgrado,  per un certo periodo di tempo.  Non sono bestie ma uomini e donne ai quali basta una carezza per sfamarsi di speranza.  Questi versi sono  un gesto d’amore,  sono una carezza, che il poeta ha  rivolto a queste povere anime che sono state compagne di avventura e/o di sventura, che lo hanno arricchito, credo fortemente, in un donarsi reciproco che apre alla speranza. A.P.

[…] I versi di Lena hanno una forza immediata e sono carichi del dolore e della passione che attraversarono quel momento della sua vita.  […]  leggi Giuseppe Grattacaso 

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[…]Il libro, dunque, è costituito da una successione di ritratti, persone realmente incontrate e immerse nell’atmosfera di un microcosmo fatto di pochi oggetti e delle stesse ossessioni.
Ciò che ne consegue è un vocabolario scarno, tra dolore, distacco, immersione e rievocazione, nella forma di una cronaca spesso al presente, come se l’io, improvvisamente si fosse catapultato in un tempo in cui, malgrado il male, l’albero si è dovuto irrobustire e ha messo radici. […] Leggi Sebastiano Aglieco

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[…]Poesia forte, coinvolgente, immediata, chiara i cui versi, con espansioni generose e audaci, intrise di una realtà vissuta su percorsi da via crucis, agganciano, con resa visiva, gli abbrivi emotivi dell’anima. Di un’anima che sente l’urgente bisogno di confessare, di dire, di comunicare dolori ed esperienze che, decantate da tempo in un cuore gonfio di vita, fuoriescono con polisemico ardore in un canto di proteiforme umanità, di doloroso impatto in un articolato linguistico di solida tenuta, diretto e nitido, denso ed espanso, che evita l’insidia dei luoghi comuni, l’armamentario di usi retorici.[…] Leggi Naziario Pardini

da ” La Quiete dei respiri fondati”

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 Intina

Intina da almeno cinquant’anni
vive intrappolata
nella coscienza di una bambina.
Tutto il giorno
vaga tra i padiglioni
abbracciando una bambola
come se fosse l’unica erede
della sua estraneità
la domenica pranza con noi
esile come una creatura innocente
si ciba d’incanto
parola dopo parola
diventa sempre più libera
di abitare il suo poema apatico
ma pieno di bambole e silenzi
che pettinano l’ira impavida
dei suoi coinquilini
la sua follia ha una logica
che la proietta nella libertà
ha scelto di non essere donna
per contenere l’odore infernale
degli uomini.

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Fernando Lena, Quaderni dell’Ussero, Collezione Letteraria 2014

Fernando Lena è nato a Comiso (RG) nel 1969 dove vive e lavora.
Diplomatosi all’Istituto d’arte ha fatto per alcuni anni l’orafo.
La poesia è stata sempre una dominante nel suo cammino esistenziale abbastanza tortuoso, in vari periodi di silenzio editoriale ha pubblicato due libri fondamentali
e qualche silloge, il più recente a parte quello edito dalla Archilibri dal titolo
Nel Rigore Di Una Memoria Infetta“, è un poemetto edito Nei Quaderni Dell’Ussero
(Puntoacapo editrice) “La Quiete dei Respiri Fondati” è presente in alcuni blog
ed è stato finalista in premi (Tivoli Europa Giovani, Astrolabio, Vola alta la parola, Torre Dell’Orologio ecc..)