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Venerdì Santo

Nulla, credi, è più dolce per i nostri
occhi di questo giorno senza sole,
con i monti velati di viole
perché la primavera non si mostri.
Venerdì Santo! E ieri sera tu
ti rimendavi quest’abito, tutto
grigio, un abito come a mezzo lutto
per la morte del povero Gesù
Traevi dalla tua cassa di noce
qualche grigio merletto secolare:
così vestita, accoglierà l’altare
la buona amante con le mani in croce
Prega per me, prega per te, pel nostro amore,
per nostra cristiana tenerezza,
per la casa malata di tristezza,
e per il grigio Venerdì che muore:
Venerdì Santo, entrato in agonia,
non ha la sua campana che lo pianga
come un mendico, cui nulla rimanga,
rassegnato si muore sulla via.
Prega, e ricorda nella tua preghiera
tutte le cose che ci lasceranno:
anche il ramo d’olivo che l’altr’anno
ci donò, per la Pasqua, Primavera.
Quante volte l’olivo benedetto
vide noi moribondi nel piacere,
e vide le nostre due anime, in nere
vesti, per noi pregare a capo al letto!
E pregavamo, come se morisse
qualcuno: un poco, sempre, morivamo:
Ma sempre sull’aurora nuova, il ramo
d’olivo i lieti amanti benedisse!
Ora col nuovo tu lo cambierai:
anche devi pregare per gli specchi
velati, per i libri, per i vecchi
abiti che tu più non vestirai.
E’ sera: un riso labile si perde
sulle tue labbra, mentre t’inginocchi:
io guardo, dietro la veletta, gli occhi
due perle nere in una rete verde.

Fausto Maria Martini
Poeta, drammaturgo e critico letterario, Fausto Maria Martini (Roma 1866 -1931) appartiene alla scuola crepuscolare di Roma, formatasi nei primi decenni del Novecento, il cui esponente principale era Sergio Corazzini. Dopo la morte di Corazzini, Fausto Maria Martini ha vissuto negli Stati Uniti per un breve periodo. Tornato in Italia, ha lavorato come critico teatrale alla rivista La Tribuna e al Giornale d’Italia. Ha partecipato, riportando delle persistenti ferite,  alla Prima Guerra Mondiale .

* Fausto Maria Martini mi perdonerà se gli ho cancellato dalla poesia tutta la serie dei tre puntini

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