Ecclesia romana (particolare), XII sec. d.C., mosaico policromo, dalla Basilica di San Pietro. Museo Barracco, Roma (Italia)

Andare nel verso, trovare ciò che s’è disperso.

Mi ricongiungi palmo a palmo, le ossa sottili, l’innesto che fiorisce e fruttifica diverso, la faccia allo specchio, l’alito, il dito che scrive e segna il verso, l’andare, il dove, fermarsi e fare il punto, chiedersi e considerare gli effetti personali, gli affetti, le tasche, il blocco degli appunti, piccolo, tre monete senza valore, un pacchetto vuoto, il fuoco per accendere, un fulmine antico con tuono senza voce. Rauco penso. Uomo, donna, figlio, figlia, madre, padre, compagno, amico, sentimenti come amore che unisce e pace. Ogni cosa al suo posto catalogare: il cibo nel piatto, l’acqua nel bicchiere. Il sacro nell’altare. Il vino e il pane benedetto. In trasparenza, in consistenza. Il mare e il sale. Il sole, l’erba a fili. Le pietre disposte in modo naturale. Gli strati d’argilla ed il calcare. Del muro a secco studiare il giusto verso, l’appoggio al lato congeniale. Sotto, forse, elmo o mosaico da ricostruire, tassello per tassello, la storia e gli eroi, i marmi, i miei nonni, le rughe e gli occhi liquidi. Azzurri forse o verde di smeraldo. Andare nel verso. Trovare ciò che s’è disperso. Il verso d’acqua a fiotti esce dalla brocca aperta, franto o rifranto, rema e onda, con rima o senza rima. Scorre in rivoli e si impantana, poi piange e spera nella mano che riempie, poi nella pioggia, nella tempesta generosa.