Ho appreso con molto dispiacere la notizia della morte di Gianmario Lucini. Non lo conoscevo personalmente ma via web e tramite i suoi scritti. Ma ciò mi è stato sufficiente per aver sempre avuto l’impressione di avere in lui un amico. Lo conoscevo prima ancora che aprisse la casa editrice, ai tempi di Poiein e del premio Turoldo.

questo era scritto sul suo vecchio sito:

Poiein accoglie contributi di narrativa, poesia critica letteraria e artistica polemica, arte, fotografia, grafica, disegno, filosofia, psicologia, scienze umane, ecologia, sviluppo sostenibile, clip e filmati di contenuto culturale

Il suo sito era accogliente come lo era lui. Un’anima pura e sensibile, una persona speciale, disponibile, generosa con tutti, una grande perdita per la poesia e per tutti noi. Grazie Gianmario per tutto quello che ci hai dato.

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Questa è l’ultima lettera che Gianmario ha scritto dopo aver letto la lettera che Reyahneh Jabbari, impiccata per aver ucciso il suo stupratore, ha scritto a sua madre Sholeh.

E’ una testimonianza altissima di etica, una capitale lezione per noi colti e “democratici”. Ho pianto come un vitello leggendola e mentre scrivo ho uno spasimo in gola che mi fa male, perché la voce è impotente e la parola non riesce a dire. Uccidere donne (una ragazza poi: appena 19 anni!) dal cuore così grande non è una scusabile “ignoranza”, è malafede crudele e sadica, è vigliaccheria di un potere sadico e corrotto, ben conscio di esserlo. Il solo sentimento che mi rimane è la collera, nera. Ora vedo i “loro volti”, dei viziati e corrotti dal potere, lo vedo meglio di prima.

Spero che per voi sia una collera ancora più forte, ve lo auguro. Gianmario

Da Sapienziali– Gianmario Lucini

Io sono la Sapienza e abito nel vuoto
fra l’abisso e l’abisso, sono scintilla
che graffia l’orizzonte come stella
un lampo nelle notti dell’umano.
Ho aperto la porta, ho acceso il focolare
ho chiamato i miei figli a rinsavire
prima che ardesse l’astro di sventura
e si levasse il vento a urlare e sradicare;
ho pianto nella notte, ho la gola riarsa
ho il cuore pesante,
oggi per sempre ho richiuso i battenti;
cessate dunque di bussare alla mia porta:
resterà sempre chiusa, soglia muta
– come l’arida tecnica o la scienza
che si esalta per una formula nuova,
cerca la gioia ma sparge dolore –.

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Io sono la Sapienza e non ho corpo, non ho voce;
non sono la parola che straripa dal suo tempo
non sono il silenzio che contiene ogni parola
sono l’orecchio che sente
vibrare nell’abisso altri mondi.
Ho gli occhi chiusi, il vuoto li rapisce
dove ogni meta è confusa con l’origine.

Il sale spezza le labbra ai miei sorrisi.

Io sono il grande invito nel diniego
– la libertà è la grande meretrice
che si dissipa in cacce spensierate
a briglia sciolta giù per le colline

in un vagare per vagare, senza fine -.

da qui

Elegia per il mare

Immagina una spiaggia slanciata verso sud
a capo Bruzzano arcigno levarsi
dalla spuma che fende la caligine del mare
nel crepuscolo. Biancheggia all’arenile
la sozzura venuta giù con l’amaro
succo delle fiumare
e che risputa il mare quando s’infuria
sotto lo scirocco e il maestrale.

Io vi passeggio, catturo immagini
come potesse qualche scatto abradere
questo scempio, ricondurlo all’origine
farlo sparire, cancellarne l’incubo
ritrovare l’arenile degli antichi Elleni
che qui approdarono e chiamarono bellezza
questa lingua di monti che sorge dal mare.

Qui ritrovo le loro vestigia, le mura
di Locri Epizephiri, i templi, le tombe
coi vasi preziosi. Anche l’epoca nostra
lascerà monumenti sotto la rena:
grovigli carcasse, plastiche, cemento
e d’ogni veleno e porcheria
per le future leve dell’archeologia.

da qui