Quand’ecco che siamo pezzi di fanghiglia
scolatura di gileppo in mano
lontani dalle orde e sconfessioni
dai tagli delle teste sgocciolanti
le dita mozze a  destra a manca
a un palo appesi a un legno esposti
di pietra morta marcescenti
senza un sepolcro senza un monumento
senza data di nascita e decesso
ai rapaci destinati agli avvoltoi

non un pensiero una consolazione
di canti strabilianti di strumenti
nel giorno delle nozze a tintinnare

cosa ho fatto di me
cosa è successo
quando è accaduto che dalle mie parole di colpo son caduta in afflizione
ero celata sotto uno straccetto fatta di certezze a maglie strette
dove le morti insani si tacevano, dove la voglia mi pungeva
pesante in tazza bianca con l’espresso

manda le navi mandale al deserto, manda i cammelli
ad epurare scorie
manda le armi trovate nei barili
delle sardelle dentro quei vascelli
che ammucchiano a riva e nella costa
ad est destinati alla guerriglia

dove massacrano facendo le riprese – che ogni fotogramma fa la storia
una genia malsana che squarcia e grida:
mondiamo questo mondo dall’immondo

io non ho fatto questo non ho colpa
ho solo acceso la tv satellitare manco sapevo che c’era il tg uno
manco sapevo che non era film pensavo fosse tutta una finzione
l’ultima trovata di uno sceneggiatore
fatta col tridimensionale fatta all’uopo per assecondare
il palinsesto la programmazione di mediaset oppure della rai
dei mille canali che col telecomando si scorrono seduti dal divano
fatto di pelle bianca riciclata perché è chiaro
bisogna salvare gli animali
non è per piaggeria non è per moda
credetemi è una questione seria
è una questione fine eticamente giusta che abita le nostre case a sera
calde al calduccio col riscaldamento o belle fresche e ben condizionate
in minimal arredo o in barocchetto
lontani dalle stragi e dal bordello.

Ma il livello è da superare
ne va della salvezza dei cuccioli pezzati in nuova saga
di questi quattro versi da postare
19/08/2014