Cercando nel mio pc una poesia che avevo scritto in memoria di giuni russo, che non ho trovato, ho trovato questa:

26 9 05
Incontro con tre g. in un giorno lavorativo qualunque

Quando scesi e percorsi il lungo corridoio
che mi portò alla macchinetta del caffè
lessi sulla faccia la parola “incontro”
la clessidra del tempo a chicchi d’oro
polvere e zucchero nei miei occhi
brillavano di desiderio e profumi mi inebriavano
le papille gustative si eccitarono all’unione
pensieri dolci e miele sgorgarono
dalle mie labbra cannella.
Quale incontro per l’uomo che non conosce la via
per giungere alle delizie del palato o che ne ha solo l’idea
o non ha in tasca le trenta monete necessarie. Mi persi fra le lettere
vocali e consonanti, sognai di tuffarmi nelle sabbie del deserto
solubili di cacao amaro impalpabile. Impareggiabile.
Guerrieri a cavallo più grandi delle dune
mi vennero incontro e giunti a me
sguainarono le spade e mi circondarono.

Ci pensi la mia donna ha solo due occhi
cerchiati in nero e appese al collo pietre pesanti
che la strozzano. I setti veli danza
in una pancia grassa e flaccida la smagliatura
fiume che traversa i continenti
la storia dei ghirigori e di come sono nati
impressa nei suoi capezzoli arabi.

Ci pensi la mia donna ha sciolto il suo figlio unico sul fuoco
cera matta, miccia accesa in un dopo pranzo flemmatico

viveva da solo – non lo vedeva da anni
non ne ricordava la faccia
non ne ricordava il nome
viveva da solo – non lo vedeva da anni
non ne ricordava la faccia
non ne ricordava il nome

(ora gli diedero il nome di Martirio
ora gli verranno incontro le sette vergini sette.)

Ci pensi la mia donna sordomuta
una volta sotto il burka rise forte
ma saldò a gas il suo riso agonizzante
e non un tanto al mese poiché i suoi giorni
erano fiumi sbarrati che poi tracimarono.
Quando i ciottoli le spaccarono il cranio
nessuno le venne incontro
il suo sangue acido erose il lastricato
corvi ed avvoltoi le strapparono gli occhi
li issarono sopra al pinnacolo e da lì
(beata visione) osservò il mondo mai immaginato:
macchinette del caffè che rumoreggiano
chiacchiere di gente in un incontro.
Otto del mattino
giorno lavorativo qualunque.

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