Caro amico poeta mi scrivi in privato chiedendomi perché da mesi non pubblico in internet le mie poesie. Grazie per essertene accorto, forse sei l’unico ad averlo notato, ciò dimostra che i miei lettori sono meno dei due soliti lettori citati dal famoso che non cito, e dimostra anche che la letteratura e la poesia possono fare benissimo a meno dei miei testi. Ma non è certo per questo che non scrivo, che io fossi brava poetessa non mi è mai passato neppure per l’anticamera della testa, dimostrazione ne è il fatto che pur essendo anch’io ragioniera come Montale e avendo scritto più poesie di lui, non ho mai vinto il nobel per la letteratura. Non pubblico più in internet perché con la vecchiaia mi è sopraggiunto un pudore irrefrenabile che mi impedisce di far leggere i miei testi ad altri. Sapessi quante volte ho programmato dei miei testi su vdbd! Tantissime volte, e tantissime sono state le volte che poi li ho cancellati. Ho pubblicato qualcosina qui, in questo blog, perché so che è letto da pochissime persone. Parlo di vecchiaia poetica perché ho cominciato a scrivere circa otto anni fa, e otto anni fa mi sentivo poeticamente una giovincella. Probabilmente in gioventù non si ha lo stesso senso del pudore che si ha in età adulta, poeticamente parlando, ma forse anche in altri ambiti. Insomma caro poeta devo confessarlo: Mi vergogno dei miei testi! I miei testi mi sembrano orrendi, brutti, illeggibili, insulsi, banali. Eppure quando li scrivo li scrivo con piacere e convinzione, e fino a  quando stanno dentro il mio pc mi sembrano belli e buoni ma non appena prendono il largo ecco che mi appaiono in tutta la loro bruttezza. Caro amico poeta ho mandato tre testi al Turoldo, e  quando li ho mandati mi sembravo buoni (altrimenti non li avrei mandati) ma ora che li vedo lì mi appaiono di tutt’altra natura.  Che a me piacerebbe usare gli abiti che indossano le donne arabe è cosa risaputa a chi mi conosce, cercare di farmi bella per piacere agli altri, per me è una schiavitù, ho sempre desiderato diventare vecchia per questo motivo, liberarmi dal peso e dell’onere di piacere per le mie qualità fisiche,  un bel velo a coprire la faccia e il corpo è via. (D’altra parte le donne vecchie siciliane usavano fino a qualche decennio fa uno scialle nero con le frange che copriva la testa e quasi tutto il corpo, forse antico retaggio della dominazione araba. ) Mostrarmi solo a chi voglio io. Così mi sta accadendo per la poesia. Spero di essere stata chiara. Non dico di essere nel giusto ma è questo che penso e che sono. Ti mando un caro saluto e alla prossima.