Da: Sebastiano Aglieco, Nella Storia. Poema per una terra, Cagliari, Aìsara Edizioni, 2009.

Di questo libricino che porto in borsa da molti giorni e che tengo accanto a me da qualche tempo, mi  impressiona prima di ogni cosa l’immagine di copertina (di Marina Girardi). L’immagine rappresenta un uomo anziano e curvo, un lavoratore, un artigiano che indossa una gonna, o meglio un camice da lavoro, un grembiule, un camiciotto color terra. Quest’uomo ha nelle mani un coltello con il quale taglia qualcosa che sembra un pane ma che ha il colore delle zolle di terra. Incide dunque l’uomo, lascia un segno, il coltello può essere anche un aratro che traccia un solco. La terra sembra arida ma l’uomo è concentrato e  molto sicuro di sé, sa che il suo lavoro prima o poi porterà dei frutti, non andrà perso, che sia parola-segno , che sia parola-seme, a qualcosa porterà.

La raccolta inizia con il Poema per una terra, la terra in questione è la terra d’origine di Aglieco, la Sicilia, ma potrebbe essere la terra d’origine di ciascuno di noi. Ognuno di noi “ha” dei volti dimenticati, sono volti che non vediamo più, che crediamo di aver dimenticato ma sono sempre contenuti dentro noi, ci sono nomi che abbiamo pronunciato nel passato e che ora non pronunciamo più, ma nulla si perde e l’appartenenza resta. E’ questo secondo me il senso di questa prima parte della raccolta, una appartenenza che forse è inganno “Ingannati solo/dall’essere appartenuti/a un fazzoletto di sangue” che forse è diaspora voluta ma dolente “una pietà sottratta, una  diaspora/ma so che giungerei in questa piazza/in questo reliquiario di Sicilia/dove niente cambia” e ancora “ A voi ho chiesto la diaspora/un’esclusione senza remore e/senza conforto” .

Continua la raccolta con “Oriente prossimo venturo” poesie che, come dice lo stesso autore nelle note: “sono state scritte ai tempi della guerra nella ex Iugoglavia … il poemetto descrive mentalmente scene di quella tragedia” E di poesie tragiche infatti si tratta, del dolore e del sangue versato, dei fratelli uccisi e di bambini trucidati come agnelli. E se l’appartenenza ad una terra matrigna, immutabile come la Sicilia non è stata capace di trattenere i propri figli costringendoli  alla diaspora, se è stata causa di una nostalgia quasi di dolore malinconico sembra, tutto sommato, contenibile; qui, invece, è assolutamente una vergogna “io mi vergogno/d’essere appartenuto a questa razza” ed è incontenibile, come è incontenibile la visone degli orrori della guerra “E se tu eri la mia donna/adesso sei un ginepraio funesto/ e i miei occhi non ti possono contenere”.

C’è la terra e c’è la storia, e siamo tutti “Nella storia”, che è anche il titolo della terza parte della raccolta e soprattutto è  il titolo dell’intera raccolta.

Alla storia tutti apparteniamo, e alla parola.

Sì, eccomi sono qui, e il sì deve essere incondizionato.

“Chi dice sì alla storia deve accettare un taglio/un andare e venire”

La storia è la parola, il senso d’appartenenza che prima non mi era chiaro ora forse mi si apre.

Appartenere è sradicarsi, è togliere, dire sì alla storia è dire sì alla poesia.

 

Voce, fratello mio concluso

appartenere è sradicarsi

togliere fino a vederti

lasciarti respirare in una bocca

 

E’ la poesia e qui di poesia si parla, quella di Aglieco in particolare che turba per la profondità e la leggerezza come quando la terra è rivoltata e le zolle prendono aria  e camminando ci  affondano i piedi dentro, ma non ci sporchiamo, anche se la terra è  ricca di humus che si è formato in  secoli e secoli da materiale vivo andato in decomposizione, è soffice, è pulita, è sincera, è vera, è viva, come i suoi versi, cedevoli, sussurrati, mai fuori le righe, mai gridati, sempre composti.

 

Cito per completezza e notizia le ultime due sezioni della raccolta: “Luce bassa” e Verso voi” , composte rispettivamente da 10 e 6 poesie. Volti, bambini, mani, poesie, visoni, letteratura, case, paesaggi, sogni, valigie, caramelle, stanze vuote, attese, fotogrammi, epigrammi, voci…preghiere, fratelli, fratello, fratellanza…

La poesia di Aglieco è così intrisa di immagini, di luoghi, di cose, di persone, di senso e significato che è impossibile “contenerla” in uno spazio angusto come questa pagina, e mi è impossibile dirvene compiutamente perché ogni pagina, ogni verso meriterebbe una riflessione, mi limito quindi  a invitarvi alla lettura.

antonella pizzo

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