Nicola Vacca, “Esperienza degli affanni”, Il Foglio, 2009.

Esce per le edizioni il Foglio il nuovo libro di Nicola Vacca Esperienza degli affanni.

Nicola Vacca esprime in questa raccolta la dolorosa necessità del dire e del raccontare attraverso i versi non degli affanni tout court ma della loro causa e di ciò che da questi scaturisce, cioè l’urgenza del dire di un tempo affannato o che soffoca, un tempo asmatico, che anela la luce e l’aria, bisogno di parole, di parole, di parole per ossigenare i nostri mali, le nostre angosce, nostre preoccupazioni, i nostri dolori.  (Un po’ come questo mio lungo periodo svirgolato, affannoso e senza pause). Parole nuove. “I giorni in affanno/supplicano parole nuove.”

 

Ogni giorno ha il suo affanno così come ogni epoca e ogni tempo. Sono questi tempi bui e tristi, tempi glaciali, anche se non più di altri tempi, anche se in modo diverso, perché come scrisse Tolstoj “Le famiglie felici si somigliano tutte. Le famiglie infelici sono infelici ciascuna a suo modo.”

Parole come zattere, come appigli per naufraghi, parole come salvezza per chi sta affondando e affogando. “Dateci parole semplici/per attraversare il mare./C’è pericolo di naufragio”

Sono le parole nuove indispensabili alla salvezza, ma le parole nuove devono essere nude, libere dagli orpelli, dal luccichio degli specchietti per le allodole, parole vergini e pure, che scaturiscono cristalline e risplendenti, parole trasparenti attraverso le quali si può leggere il vero, risplendenti affinché siano luce che apre il buio.

Parole necessarie al naufrago come zattera per attraversare il mare. Il mare che è la vita, attraversare il mare per andare in un luogo lontano, per andare altrove, allontanarsi dal luogo di nascita, dalla famiglia per visitare luoghi lontani. C’è quindi un distacco, un partire da-per andare a. Etimologicamente Ex (da) exper, esperire, provare, partire da per andare a. Partire dall’affanno, dal naufragio per arrivare al vero. Partire dal dolore, fare esperienza del dolore per diventare uomini migliori, uomini giusti. E allora questo dovrebbero fare i poeti, partire dal e col dolore, attraversare il mare con la propria zattera per arrivare oltre il nulla. Perché “La vita non è facile/lo sanno i poeti.” Attraversare il mare portando con sé sulla zattera la lanterna della parola pura.

antonella pizzo

LA CRISI

La vita non è facile

lo sanno i poeti.

Tutte le mattine

fanno i conti con le parole

camminano senza mappa.

Tengono tra le mani

la poesia che succede nella crudeltà

di un altro giorno di paura.

IL LATO GIUSTO DELLE COSE

Dateci parole semplici

per attraversare il mare.

C’è pericolo di naufragio

la mente brucia, il cuore è squarciato.

Il dolore è perdita

ma è anche l’esperienza dell’uomo giusto.

Sono proprio coloro che non ci sono più

a raccontarci che nella memoria

forse la deriva può essere evitata

e che nella vita esiste

anche il lato giusto delle cose.

IL TEMPO DEL DIRE

I giorni in affanno

supplicano parole nuove.

Anche oggi tutto appare perfetto.

Si chiama pochezza

il pensiero che domina

sulla soglia di ore amare.

Il tempo del dire

è un annuncio che tarda a venire.

A QUATTRO MANI CON MIA MOGLIE

Amo la notte

con la passione per il giorno

invento momenti

per vivere e morire.

C’è sempre un’onda che attraversa tutto

in un mare che travolge.

Riempio lo spazio di silenzio

respiro

facendo il conto con i secondi.

Bisogna cucirsi addosso un destino

quando tutto sembra perduto.

Si ha sempre bisogno di ali

perché la vita continua

fino a interrompersi.

L’ESPERIENZA DEL FREDDO

Bisogna avere un cuore

per stare in un tempo pulito.

In questo freddo di cose ultime

non si misura il bene.

C’è ancora molto da fare

per capire che cos’è il male, da dove viene.

Nella era glaciale in cui siamo finiti

non abbiamo scorte di parole chiare

per accendere un fuoco.

LA LINGUA DI NESSUNO

Quello che mi spaventa

è l’ultima frontiera della parola

che nasconde l’anima delle cose

e mi dice che tutto è finito

in un abisso di segni muti.

Nell’aria si agita una lingua di nessuno

che mette d’accordo tutti

sull’enorme potenza del nulla che ci stritola.

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