Dalla parte del Torto di Elisabetta Bucciarelli, Mursia, 2007

Quando chiudo il libro, un tomo di quasi 500 pagine, l’impressione che mi rimane è quella che l’assassino seriale avrebbe potuto essere chiunque. Capisco così il perché del titolo del libro “Dalla parte del torto” e il significato della frase che è stata estrapolata dal libro e inserita sul retro della copertina: “Nessuno può chiamarsi fuori, dal momento che tutti, prima o poi, si sono trovati, almeno per una volta, dalla parte del torto” quasi una sorta di chi non ha peccato scagli la prima pietra. Nella Milano descritta da Elisabetta Bucciarelli, nella Milano che fa da sfondo, sottofondo, nella Milano in cui vivono e si muovono i personaggi del romanzo griffati e modaioli tutti possono essere dalla parte del torto, tutti sono dalla parte del torto, nessuno può scagliare la prima pietra.  Una umanità  malata vive in una città che vorrebbe sbocciare, una primavera che fa germogliare fiori, fra alberi che crescono rigogliosi nei parchi, polmoni verdi, laghetti nelle cui rive giocano innocenti bambini, passeggiano padroni e cani, o nei terrazzi fioriti dove sbocciano fiori che non riescono a  farlo in altri luoghi, in questa città appaiono  immagini di topi impiccati, di mosche infilzate, di piccioni uccisi e decapitati. Molte sono le specie arboree citate nel libro così ti viene da pensare che  Milano in fondo è bella se viene descritta da una milanese non come una città uggiosa e piena di smog ma odorosa e bella come una primavera di Botticelli. A Milano la natura viene violentata, viene utilizzata per mettere su uno spettacolo di oscenità, viene trasfigurata e usata come simbolo del male, viene dissacrata, profanata. Nessuno è capace di amare in modo sano e normale, i sentimenti non si conoscono o non si riescono a codificare, si pratica un sesso estremo che diventa normalità. Appare una nonna che ama il nipotino rimasto orfano della madre, ed è un cammeo meraviglioso nella storia, uno spiraglio che quasi impressiona, sembra una figura anacronistica ma è l’unica figura vera, capace di sentimenti  quale l’amore, l’affetto, l’altruismo. Normale invece è l’uso di frustini, materiali in lattice, maschere, normale la presenza di dominatori e schiavi, di mistress, di top, normali i rapporti che si instaurano fra coniugi e amanti che recitano le parti che si sono assegnate, normale che il sesso sia estremo e malato, che, pur mantenendo la verginità, viene praticato come fosse un lavoro da una ragazzina dall’apparenza semplice che l’ispettore Vergani Maria Dolores, detta Doris, ha visto crescere. Sono molti i delitti di cui l’ispettore Vergani deve occuparsi (anche lei con i suoi problemini relazionali, di chiusura, di paura, di lasciarsi coinvolgere dal male che la circonda) deve assicurare l’assassino alla giustizia, il suo è un compito ingrato dato che tutti possono esserlo. Coadiuvata da quattro eccentrici aiutanti (un pittore, un musicista, una copy writer e un fotografo di moda, eccentrici perché dalla parte della ragione, capaci di amare, di gioire per una gravidanza, di provare sentimenti di amicizia) alla fine riesce a sbrogliare la matassa. E’ un giallo, ma potrebbe essere anche un’analisi sociologica di una società degradata, l’analisi di una sorta di nuova Sodoma e Gomorra. La Bucciarelli ci racconta tutto questo con uno spirito distaccato e ironico, sarcastico, come a voler prendere le distanze da tutto ciò, sembra voglia dire io non c’entro (così come tenta di fare l’ispettore Vergani) La Bucciarelli a volte consiglia di non fidarsi di chi…. aggiunge qui e là delle battute personali, giochi di parole, citazioni tratte da testi di cantautori, e anch’io ora voglio parafrasare un testo famoso e dico che se dal letame nascono i fiori, dai fiori può nascere il letame, da una città ricca e rigogliosa di primavera può nascere una certa cerchia di persone che facilmente si possono trovare  dalla parte del torto. »