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Il trentenne Andrea Maurizio Campo, laureato in Giurisprudenza e collaboratore della testata giornalistica Corriere del Veneto, fa il suo esordio in poesia con la raccolta “E altri luoghi” uscita nel 2007 per i tipi di Libroitaliano.

La raccolta è composta da 34 poesie prevalentemente liriche, i versi, alcuni brevi, altri più lunghi,  semplici e musicali, ma non per questo poveri o cantilenanti, denotano sensibilità e gentilezza d’animo.  Se dovessi trovare un filo conduttore non esiterei a dire che ciò che lega una poesia all’altra, oltre all’introspezione, è l’aria ed il vento. Non un vento furioso, bensì un vento appena appena  inquieto, ansioso, che smania,  ma non tale e non così tanto da divenire vento distruttore o vento foriero di tempesta, d’uragano, vento terminator, piuttosto parlerei di un vento benevolo, un vento osservatore che vaga e che registra, considera e racconta, soffre e si duole per ciò che vede, che descrive un’umanità incerta, senza valori, soffocata come le radici nei giardini di città, ma forse più che all’umanità intera penso si riferisca a giovani fragili, emarginati, incapaci di fondare e di radicare: 

mi ha reso fragile,
macchiato di onestà,
l’andare incerto delle foglie al vento:
soffocanti immagini di seta, crespa e nera,
righe vuote di una favola tagliata ai margini,
giovani radici nei giardini di città
dentro mura di cemento.

Visita il vento i luoghi al di fuori dell’io, a tratti il poeta stesso diventa vento.  Nella poesia “Diventare” Andrea Campo afferma “E io divenni vento./Tra foglie di ulivo correvo/ad ali spiegate” e così va a visitare altri luoghi, altra gente, si ferma a considerare ironicamente l’ignoranza (Ignoranza: Cita cita Cita, pag. 31 )  la vanità, la violenza, le madri  che uccidono le  figlie, la mattanza. ” inutile sperare/ non c’è un lieto fine/ ciò che credete festa/è un’orgia rosso sangue”

Dove c’è vento ci sono ali spiegate e ci sono aquiloni “Attraverso fili di certezze/resi amanti da ricami di potere/risaltano instabili figure” e ci sono vele “un salto nel mare del silenzio” Scrive Giovanni Occhipinti in quarta di copertina: “Questi primi versi di Andrea Campo nascono da una già matura capacità introspettiva… la sua è una parola solitaria che tende a definire la condizione di precarietà legata alla solitudine dell’uomo e a una visione dolente del mondo…. su un dato di fatto  intanto scommettiamo: sul fermento dell’autore che saprà presto come mettere bene a fuoco e canalizzare gli input del suo pensiero poetico.”

Su questo scommetto anch’io e penso che nelle due poesie che qui presento, e che fanno parte della raccolta,  ci siano già i numeri giusti.  In bocca al lupo Andrea! antonella

CHANSON: COME FOGLIE AL VENTO
Forse
liberati i demoni, violenta amante,
spoglio delle regole muoio lento
tremo
mi ha reso fragile,
macchiato di onestà,
l’andare incerto delle foglie al vento:
soffocanti immagini di seta, crespa e nera,
righe vuote di una favola tagliata ai margini,
giovani radici nei giardini di città
dentro mura di cemento.
Stupido credo in sogni che sorridono,
sono piume di cuscini che pungono
deliri d’anima.
Ballo memore di tristi note e muto guardo
mimi con visi disegnati,
tutto perde senso,
tremo
le gambe fragili
sorrette da pietà
l’andare incerto delle foglie al vento:
nudo, il fuoco abbandonato, ancora non si è spento
vivo di splendide illusioni e incauto incanto;
lividi bagliori sopravvivono a realtà
lo spettro tetro delle foglie al vento.
Stupido credo in sogni che sorridono
sono piume di cuscini che pungono
deliri d’anima.
 
DIVENTARE
E io divenni di vento.
Tra foglie di ulivo correvo
ad ali spiegate,
striate
da lieti pennelli d’argento.
Pieno di tutto e di tutto godevo:
gli intrecci barocchi dei rami d’arancio
i fiori bianchi
al finire dell’inverno
le bacche golose difese da spine tortuose
a volte occorrendo perfino violente.
Ricordi,
carezze di un cielo ancora bramoso,
da candidi salici salivano lievi.
E risi
risi
ancora risi.
Un bacio.
Uno e ripresi il mio viaggio.
Scesi saltando da dorati riflessi
e poi stanco,
alla fine di un giorno sereno,
dormii circondato da un’ ombra vermiglia.
Mai tramonto,
coprì il mio corpo
così dolcemente.

La notte rivela segreti alle stelle
in silenzio
estasiato
ridivenni vento.