I RACCONTI DEL RIPOSTIGLIO – Pagine 178 – Besa Editrice

“Mi è sempre piaciuta quell’immagine che Pratt propone alla fine di una delle sue opere, penso rientrando in casa alle sei del pomeriggio. I veneziani, quando sono stanchi della loro quotidianità, della loro vita abituale, entrano in una piccola corte, aprono una porta segreta e se ne vanno in una dimensione parallela, un ambiente in cui i sogni e i desideri trovano forma e creano storie che vale la pena di vivere…”
Inizia e finisce così il libro di Claudio Martini, psicologo torinese nato a Taranto nel 54, I racconti del ripostiglio edito da Besa Editrice.
Nonostante il titolo non si tratta di una raccolta di racconti però non è neppure un romanzo vero e proprio, sono alcuni racconti incatenati fra di loro da una storia che regge il tutto.

E’ lo stesso Martini che scrive e spiega nel suo blog la genesi e la natura e parte della “trama” del suo libro:

” Ho utilizzato un vecchio espediente della narrativa: il protagonista trova “casualmente” nel ripostiglio di casa sua alcune pagine che contengono dei racconti. Sorpreso, li legge, formula congetture sull’identità dell’autore, cerca di rintracciarlo, fino a quando sarà l’autore a contattare lui facendogli trovare un biglietto con le istruzioni per il Gioco. Il protagonista si ritroverà coinvolto in una vicenda misteriosa di cui ignora il senso e gli obiettivi, un gioco in cui la distanza tra lui e i protagonisti dei racconti che legge tende a diminuire e ad azzerarsi. Leggendo i testi che gli vengono consegnati in una specie di caccia al tesoro letteraria, si rende conto che spesso descrivono parti della sua vita che aveva in qualche modo rimosso e consegnato all’oblio. Uno dei personaggi –Monica – “esce” da un racconto (intitolato “Amnesia”) e assume una consistenza reale, accompagnando il protagonista lungo le tappe del Gioco, come un moderno Virgilio in sembianze femminili.
Dopo numerosi esitazioni e smarrimenti, il protagonista comprenderà il significato del Gioco, ma non vi anticipo lo scioglimento….”

Aggiungo a quello che ha già dichiarato Claudio Martini che Giovanni, il protagonista della storia narrata, è un comune quarantenne, un impiegato che conduce una vita normale, ma dentro ha qualcosa che lo inquieta, una voglia inespressa di andare e di leggersi dentro, di aprire porte sconosciute, di viaggiare nello spazio, nel tempo forse, o all’interno di sé stesso, o specchiarsi in un altro io, di realizzare quei desideri che gli giacciono dentro. Giovanni desidera essere quello che è. Queste cose sono espresse già nella prima pagina, tutto ciò è chiaramente dichiarato, sembrerebbe tutto comprensibile e logico ma non è così perché nella pagina seguente Giovanni apre la porta del ripostiglio della sua casa e trova dei racconti. Ciò non è naturale e neppure normale, non si trovano casualmente nella casa in cui si vive dei racconti in un ripostiglio in cui normalmente dovrebbero materiale e oggetti di altro genere, se poi questi racconti che hanno titoli come “necronomicon” o “Lovercraft” o ancora “The beach” e alcuni addirittura scritti in caratteri gotici la cosa è fuori da ogni logica. Ecco che dalla normalità si entra nell’anormalità.
Il romanzo, come lo stesso autore ha dichiarato, si snoda in una sorta di caccia al tesoro, di gioco, di rebus, si passa dalla lettura dei racconti a incontri con personaggi misteriosi, reali e irreali al contempo, che lo guidano, che lo invogliano a continuare il gioco-ricerca, che lo sostengono. Si legge nei racconti di una donna vissuta secoli fa, si viaggia nella tundra finlandese, si abita in una strana città del 2075 o in una cella di un uomo che dovrà essere giustiziato. La lettura è coinvolgente, si ha voglia di sapere come finirà la storia, che definirei come una specie di romanzo di fantapsicoscienza con riferimenti alla coscienza e all’inconscio, dove tutte le dimensioni spazio temporali vengono coinvolte, con allegata esortazione di stampo filosofico socratico “conosci te stesso” o filosofico indiano “sii ciò che sei” (Ramana Maharshi) oppure ancora, come scrive l’autore stesso nel suo libro “ci sono molti ripostigli che attendono persone desiderose di leggere storie diverse, storie che valgano la pena di essere vissute” . Sceglierà il lettore. Spero con questo di non aver svelato l’arcano e non aver anticipato lo scioglimento piuttosto di aver imbrogliato un po’ le carte.

CLAUDIO MARTINI nasce a Taranto nel 1954 e si trasferisce a Torino con la famiglia nel 1956. Psicologo, ha lavorato a lungo in America Latina. Ha pubblicato quattro libri di saggistica nel campo della ricerca sociale e dei movimenti di alternativa alla psichiatria, di cui uno in spagnolo, nonché numerosi saggi scientifici e la raccolta di racconti brevi Sguardi (2004). Con “Diecimila e cento giorni” (Besa) è arrivato finalista al Premio Nabokov 2007 e Carver 2007

Annunci