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Il titolo è una esplicita citazione ed è dato dall’elaborazione e dall’intarsio dei titoli dei Canti pisani di Ezra Pound e del Libro tibetano dei morti. Poema della vita e della morte, dell’infanzia, della crescita, dell’assenza e dell’elaborazione del lutto. Canti emiliani dei morti di Giuseppe Caliceti racconta in versi la storia della sua vita, che va dalla sua nascita avvenuta nel 1964 fino al 2000, anno della morte del padre, Gisberto, un uomo generoso e leale, maestro elementare in un orfanotrofio. L’orribile morte del padre, schiacciato da un trattore, è raccontata con versi crudi, descrittivi, cronachistici ma non per questo non commoventi.

Da quando è morto, Claudio non è ancora riuscito
a farli uscire dalla stalla. Passa ore
a chiamarli fuori. A provare a tirarli con una fune.
A offrire loro zollette di zucchero.
Alla Base Spaziale di Emilianet

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