La cura degli assenti

Di Margherita Rimi

Edizioni Lietocolle

La cura degli assenti di Margherita Rimi è un libricino con la copertina di colore azzurro cielo edito dalla Lietocolle (anzi, è un libriccino, come li ama definire l’editore Camilliti) sulla copertina c’è un’immagine di Umberto Boccioni, Stati d’animo: Quelli che vanno.

La prefazione è di tutto rispetto, porta la firma di un poeta molto conosciuto, Maurizio Cucchi.

Cucchi definisce la parola di Margherita arcaica e ricca di energia, parola che incide e affonda nel verso breve, dice, anche, di un’opera di sostanza capace di arrivare al cuore delle cose.

La raccolta contiene una trentina di poesie, alcune brevi altre più lunghe, altre ancora brevissime.

La raccolta è dedicata alla madre “Angelina”

La madre è nominata solamente una volta, nella poesia in dialetto siciliano che chiude la raccolta e che Cucchi definisce la più bella.

Tàlia, tàlia

è l’ummira ca passa

e occhiu unn’arrisedi

Me matri facia tanti pinzera

cummigliava la notti e lu spaventu

E ora

abbissa stu mmurmuriarisi

di corpu

di fogli

a li spartenzi

Ed è bella infatti nei silenzi della notte, nei rumori ovattati, nei mormorii poco chiari, nelle ombre che passano, negli occhi che non hanno quiete così come i pensieri, a li spartenzi. Li spartenzi, le partenze. Li spartenzi, la partenza, la parte, la divisione. Le cose scompaiono, le persone partono e non tornano, la notte le madri aspettano sveglie il ritorno dei loro figli, a volte aspettano invano. Sono dolorose spartenzi dalle quali però poi non si può fare a meno, perché il dolore delle spartenze è solo quello che resta alle madri. Sono li spartenzi (non a caso al plurale) le cose più amare della nostra terra siciliana, li spartenzi dei pescatori di Acitrezza, li spartenzi dei ragazzi partiti per la guerra, li spartenzi degli uomini partiti col ferrabbotto per la merica. Bisogna che si faccia attenzione alle cose passate, ai ricordi delle persone passate, partite; bisogna che si abbia cura degli assenti: perché la cura è consolazione, la cura è conforto, la cura è presenza, è presenza di ombra che passa di notte ma è presenza e gli occhi non stanno mai fermi e cercano nel buio l’ombra che passa.

I versi sono brevi ma s’allungano al verticale, sono alberi a cui Margherita Rimi ha tagliato le foglie e i rami, sono versi sfrondati, restano infatti le maiuscole e saltano i punti assieme alle foglie, saltano nella potatura, resta l’ossatura, resta il tronco, resta l’essenziale, restano le radici espresse nell’uso del dialetto siciliano e materno, restano le cose, ci sono molte cose o poche cose ma le cose ci sono.

“Ci sono cose”,  “Meglio mettere qualcosa” (La cura degli assenti, pag. 13) 

 “con le poche cose” (Finisco la sera, pag.15)

 “e cosa su cosa si sarà fermato” – (Di quello scorrere, pag. 17)

“Mi abbraccio alle cose/che non rimangono/che non ingannano” – (Delle cose che cambiano, pag. 27)

Quali possono essere queste cose? Forse queste (pag.39):

Bidoni di immondezzai

un gatto di peluche

un cielo da cercare

Copricapo di latta.

Grappoli di nuvole

Nei bidoni dell’anima restano cose, nel profondo della notte restano cose, resta il gatto di peluche dell’infanzia, resta la voglia di cielo (d’aquiloni forse), resta un grappolo di nuvole, il copricapo di latta, che mi ricorda tanto quello dell’omino di latta del “mago di Oz”, l’omino ch’era andato a chiedere al re un cuore.

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