Riflessioni sulla poesia di introduzione alla raccolta Innesti di Paolo Fichera uscita per le Edizioni Cantarena di Genova nel marzo del 2007 (http://cantarena.splinder.com) quindicesimo Quaderno.
Paola Fichera è nato nel 1972 a Sesto SanGiovanni Mi) Dirige assieme a Mauro Daltin la rivista cartacea “PaginaZero – Letterature di Frontiera”
Con prefazione di Francesco Marotta e postprefazione di Luigi Metropoli.
Non leggo mai prima di leggere i testi la prefazione di un libro e neppure l’eventuale postprefazione, ciò per non lasciarmi influenzare nel giudizio e nella lettura da teorie, tecnicismi e quant’altro, ma preferisco lasciarmi trasportare leggere dentro il testo con la mia testa (più o meno funzionante) e la mia sensibilità più o meno esistente. Leggo che la raccolta è dedicata al padre e penso che ciò fa onore al figlio e al padre, padre e figlio legati quindi, ora anche dalla poesia. Anche il titolo mi fa pensare ad un rapporto stretto di comunicazione e di inglobamento, di partecipazione dove l’uno partecipa alla vita e nella vita dell’altro. L’innesto in agricoltura per funzionare, per dare frutti, frutti non più selvaggi ma frutti commestibili e succosi e dolci, frutti con cui ci si può nutrire, consta di due parti della pianta allo stato selvaggio e dell’innesto, appunto, di una parte di qualcosa che guiderà la pianta originaria, che ne cambierà la funzione, la natura, che diventerà ricchezza e non più albero sterile e senza frutto. Si può pensare anche ad un innesto fra la terra e il cielo. La terra senza frutto, senza spirito, la terra arida popolata da uomini aridi che fruttifica grazie all’innesto che proviene dal cielo. Ho letto naturalmente tutta la raccolta e poi la magistrale prefazione del poeta e critico Marotta (che ne fa una lettura personale, come un innesto su un innesto) e la postprefazione del preparato e giovane critico Luigi Metropoli nonché grande conoscitore di vini (vocativo – vocativo.splinder.com). Noto che nella raccolta è presente molto spesso la parola “vento” che identifico come lo Spirito divino che aleggia sopra le acque, la parola rame, presente anche nella forma di aggettivo “ramate” “ramati”, (spesso anche accanto alla parola mare) che identifico con personalmente con al visione dell’inferno, del male; molte volte anche la parola timore, infine la parola carta, che è vita ed è il bene, la carta dunque da usare per scriverci sopra, la poesia allora che allontana le paure, il male. I versi spesso sono tronchi, si arrestano di colpo, come un ponte spezzato e tu precipiti nel verso seguente senza sapere cosa troverai sotto e ti chiedi come sarà quest’altra dimensione spazio-temporale. Mi soffermo però solo sulla poesia che apre la raccolta e la analizzo per come so fare.

Innesti

Per il pino che è quercia
lussureggiante candore
risvegliarsi era l’osceno, il povero,
il proscenio dove la rovina incute timore

Una quartina. I primi due versi sono due ottonari, anche il terzo fino ad osceno. Il povero è di quattro sillabe. L’ultimo verso di quindici sillabe. Noto la rima candore/timore e la presenza di molte O – E – R – che guarda caso sono presenti nella parola amORE , nella parola mORtE.
Infatti ecco candORE – povERO – timORE – pROscEniO – e poi le O e le E in OscEnO e le RE di pER – quERcia – lussuREggiante – risvEgliaRsi – ERa. Noto la somiglianza fra dOVe – rOVina – pOVero . Mi viene una domanda: Dove l’amore e la morte?
C’è un elemento maschile e uno femminile. Il pino, maschio, la quercia (femmina). Il pino è un albero alto e dritto, che si staglia contro il cielo. La quercia è larga ed avvolgente, lussureggiante. Il pino può essere il padre e la quercia la madre. Il pino è l’uomo che ha paura della donna? Ha paura di risvegliarsi come Adamo fu svegliato al peccato da Eva? E’ la povertà del pino a portare al cielo? O forse si vuole l’innesto del pino alla quercia e la nascita del frutto nuovo. O il pino è già quercia, gli elementi sono già composti, e il pino ha paura di perdere la grande madre quercia. Credo che non si possa penetrare del tutto nel tutto della poesia, ci si può avvicinare, crederei capire, immaginare ma sempre resta un lato oscuro e si chiude il libro con il proposito di riaprirlo più in là, sperando di riuscire a cogliere in seguito gli aspetti che sono rimasti in ombra, che non sono stati da me svelati.

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