C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico: io vivo altrove, e sento che sono intorno nate le viole.   Son nate nella selva del convento dei cappuccini, tra le morte foglie che al ceppo delle querce agita il vento. (G.Pascoli)  

Sono nata in un campo di borragine, di cicoria e tarassaco, paritaria nei muri e spaccature, capelvenere e fiori di cappero. Sono nata in cima a un colle orbo, dentro al catino di un teatro corinzio, sono nata nelle necropoli e in una valle ampia, lungo le rive del fiume Anapo. Sono nata in una  foglia di papiro e nelle giunchiglie del fiume Ciane. Una sera ho incontrato Aretusa che tingeva le sue acque di rosso. Sono nata davanti alla tomba di Archimede, dentro l’orecchio di Dionisio, nella grotta ho aiutato i cordai ad intrecciare le corde strette. Sono nata nel mare africano e ho nuotato assieme ai pesci azzurri.. Sono nata sotto l’albero ritorto dell’olivo e dentro il tronco del carrubo dalla grande ombra, sotto un fico che dà frutti in abbondanza, nel calcare bianco resistente, ho mangiato la pietra pece nera morbida e cedevole. Ho sostato negli azzurri cobalto, nei rossi e gialli delle pareti di case basse, dentro la bocca di un mascherone bizzarro, sulla schiena di una statua di marmo, nel barocco e nella tela grezza, nel broccato e nel lavatoio, nel silenzio pomeridiano di uno scirocco che non fa pensare, nell’arsura di un agosto, nell’asino che tira un carretto decorato a specchietti tondi e a giummi rossi, fra Angelica e il Paladino Orlando. Ho sentito raccontare di trovature, di tesori nascosti dai briganti, di terra che si spacca e inghiotte il mondo, di cavalli bianchi che percorrono di notte le strade di un  paese deserto, di scorpioni che si nascondono sotto il cuscino, di ciarauli che sanno il tuo destino, di lune lunidde che fanno cudduredde, di bambini violentati dal barone, poi castelli con monaci meccanici, giochi d’acqua verde e planetari. Ho sostato e ho bevuto alla fonte di San Paolo: dove lui posò i suoi piedi, io poi posai i miei, dove lui posò lo sguardo, io posai il mio, ciò che lui toccò io toccai. Sono nata nel Rosario pomeridiano delle donne con le velette nere e ho visto la zizzania bruciare poi di botto incenerirsi. Salendo dalle scale di una finestra che portava in una terrazza che sta sotto la cupola di una Chiesa ho sentito un coro di bambini che cantava carissimo Pinocchio. Ho camminando sul cornicione di un palazzo, ho rischiato di cadere giù, ho fatto testa coda in automobile e ho rischiato di restare sotto. Sono andata a cercare qualcuno nel regno dei morti ma poiché non sono Demetra i custodi non m’hanno fatta entrare. Per questo e molto altro ancora ogni tanto scrivo poesie.

 

Pubblicato su Erodiade

Annunci