contadino

Madre degli ulivi e dei carrubi che tutto fai e distruggi
accogli la supplica di questo mezzadro
la mia terra si è svegliata inaridita
il ruscello che vi scorreva in mezzo ha sperso l’acqua
ieri le spighe danzavano al vento
oggi sono stecchi morti imbalsamati
madre la lingua è secca e non posso più parlare
il mio palato è diventato pietra
non dice la mia bocca la parola giusta
il mio pensiero si è infiammato al sole
Madre dell’uva e del mosto che lieviti
il pane e il malto fermenti
le mie corde vocali tendi e l’ugola libera
da questo impasto di calcare che stritola
fammi canto di accoglienza e gioia
fammi suono e belato di pecora
in pastura e campanacci su per la montagna
dove di notte vigilano i pastori
affinché possa risollevarli
intonare assieme a loro un’aria
una canzone di costellazioni ed astri
affinché si risveglino i semi
germoglino i fiori e i frutti negli alberi ricrescano
ricchi di zucchero e polpa odorosa
e mangiarli a morsi a morsi
scolando dai lati della bocca i succhi
che cadono a terra e formano un fiume
e canne e papiri alti, fogliame di speranza
ombra dove riposare con un filo d’erba in bocca.

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