ilpozzo
L’ombra s’infittisce e si discende
in rampe lingua
scivola e tratto nell’incavo, di tubo non più miniera
ma a cielo aperto,
tonfo e buio, folletti e ruspe, ferraglie che non hanno
maniera d’intervenire.

Si indugia.
Però volendo si potrebbe tentare
l’intervento risolutorio:
si scavi un fosso d’argilla e fango
si chiamino gli uomini vestiti di rosso.

La madre indossava una giacchetta di lana
un vestito abbottonato davanti
rispondeva alle domande e ne faceva (tante)
speranze, tesa d’arco e flessi
i tendini offesi, le corde vocali
ricordavano di bocca latte e di tazze pane
parole che scendono
in gola che si risucchia in niente

Angelo

con le mani piccole si infilò nel buco
contorsionista con gli occhi al contrario
l’accarezzò

fu contatto diretto di anime
bisbigli di spiriti azzurri

se terra trema scivola nel profondo
nulla sarà possibile, se l’aggancio
l’afferro presa, il salvataggio, la lunga diretta
sempre la presa, la sfuggita, si ferma l’immagine su
l’attesa
della madre di A. caduto nel pozzo

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