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Di un tu quasi noi di Pier Maria Galli – Edizioni del Leone, 2005 (Euro 4,80).

 

Pier ha una libreria antiquaria, lo immagino quindi in mezzo ai suoi libri antichi, di pagine ingiallite, lo immagino che le accarezza. Voi invece immaginate un lago, un giardino, alberi e fiori, una libreria, un rilegatore. Lì c’è anche Pier.

Pier Maria Galli è una persona molto discreta, non fa rumore, cammina piano, i suoi passi sul selciato che portano al giardino si sentono appena, fanno uno scricchiolio sommesso, di filo che rilega un libro, di pagina girata, di dorso sfiorato. Il suo libro contiene 29 poesie quasi tutte con titoli lunghissimi e che contengono indicazioni per la telecamera e gli attori, perché qui ci troviamo in un set, strano, gli attori ci sono stati ma sono andati via e ora solo la loro assenza è possibile, è possibilità di presenza. C’è un tu che è una lei, una lei che non c’è più e per questo motivo ancora c’è. Le poesie sono un dialogo costante con le cose, con il paesaggio e con questa lei assente

tu che mi osservi ed io inosservato /posando e sposando pensieri

ma ancora presente quasi presente in questa prima poesia che dà il titolo alla raccolta dove in un bar del lungolago, ai tavolini, in una tazzina di caffè, negli scacchi di una tovaglia si consuma il quasi noi

e comunque siamo ancora qui

in un riavvolgimento silenzioso

impressioniamo il panorama passivamente

qui è chiaro il rimando alla pellicola, al nastro che gira, alla telecamera, come in un film, dove gli attori sono il quasi noi e la scena è esterno giorno e a Pier piace fare lo sceneggiatore, l’attore, il trovarobe, lo scenografo, gli piace vestire le comparse, ama le scene e gli ambienti. Perché come dichiara lo stesso autore nel titolo della seconda poesia “scritto su una locandina: amo più la nostra trama di te”

Questo libro deve leggersi come una sceneggiatura, ogni poesia ha una ambientazione precisa che viene indicata spesso nel titolo, Pier scrive e descrive, non tralascia nulla, meticoloso e puntuale, equilibrato, non eccedendo mai, senza forzature ci accompagna, ci racconta, si racconta senza pudore, ci mostra, si mostra senza vergogna in versi lunghissimi che si distendono sulla pagina, versi lunghi come i titoli, come il suo lungolago, versi di orli e di sponde, di margini, di aria aperta, di mattini assolati, di inverni miti. Di superficie e fondo, di cielo e acqua, e fra il cielo e l’acqua ci sono le sponde e le rive, nelle acque i riflessi dove tutto è possibile

sappiamo tuttavia che il remo affonda nel riflesso capovolto

dove siamo possibili

nella fissità di un paese provvisorio

capovolti come in un negativo, in una pellicola impressionata, solo lì è possibile il noi e i percorsi che vanno da una lei che è andata ad un lui dentro ad un libro. Delicatezza e mitezza di sentimenti, rassegnazione e attesa, Ulisse che aspetta la sua Penelope, ruoli invertiti, anche un lago non è il mare d’Itaca Ulisse sa tessere e tramare, sa amare. Questo film non finirà mai perchè Pier ama avvolgere e riavvolgere la sua pellicola e ogni avvolgimento è una poesia.

per chi vuole leggere la sua vasta produzione può fare un salto qui: http://cantiere.splinder.com/

Pier Maria Galli è nato nel 1962 e risiede a Orta San Giulio (Novara). Ha pubblicato su diverse riviste tra cui Fiera, Il Segnale, Bloc Notes, Alla Bottega, ecc. e nell’antologia Discorso Diretto (Ed. Canova). Le raccolte: Indizio (Ed. TAM TAM, 1987), Dilogia (Ed. del Leone, 1987), La parola, oltre i segni (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1988), L’istinto delle cose (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1989), Basso paesaggio (Quaderni di Poesia del Gruppo Fara, 1989), Di un tu e quasi noi (Ed. del Leone, 2005) e Ottanta piccoli studi da lavandino (Ed. I figli belli, 2005).

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