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Giancarlo Tramutoli
Versi pure, grazie

Manni Editore
Collana: Occasioni

Anno 2006, 72 pagine – € 8,00 – ISBN: 88-8176-795-3

Dopo aver bevuto i versi di Tramutoli mi sento un pochino stella strilla nel senso che brilla nel cielo e birilla, birillano i versi verso l’inverno, e si distendono su uno scrittore russo che russa sopra un termosifone acceso. Accende il Tramutoli la luce e si alza, guarda la tv, poi torna a letto sanguinante. Non vi ingannate, non lasciatevi ingannare dai suoi versi, lui sanguina; lo fa perchè si accorge d’essere calvo come il padre? Questo non lo sappiamo, notiamo che nel dipinto di copertina di sua creazione (I pesci) c’è raffigurato il volto di uomo con pochi capelli in testa in uno sfondo di pesci grandi che mangiano pesci piccoli, accanto a segni quali: l’asterisco e il segno più, segni utilizzati nei mezzi di comunicazione tecnologici quali il cellulare e la tastiera del computer e le calcolatrici che stanno ad indicare il mondo in cui ci muoviamo, un mondo in cui ci sbraniamo a vicenda. Ci chiediamo se sia un autoritratto.
Di certo si sa che il padre è già calvo, gli anni passano per tutti e passando portano via i nostri capelli lasciandoci solo il ricordo di essi, della madre non ricorda che il sorriso stampato in una foto.

E’ vero, spesso la poesia è patetica e pallosa, è poesia strappalacrime, la sua, invece, sembra giocosa, brillante, frizzante, con le bollicine. Sembra ma non lo è del tutto. Nasconde Tramutoli l’angoscia nei giochi di parole, nei doppi sensi, nei nonsense, nel calembour, nelle rime giocose e briose. Totò, Luzi, Raboni e Zanzotto lui dice che hanno rotto, che scrivono versi opachi e spenti, i suoi, invece, sanno di vino.
L’ubriacatura però spesso va alla testa e altrettanto spesso fa piangere, spesso fa dire la verità: In vino veritas. E’ verità leggiamo quando scrive“La malinconia è un lusso” .
Nasconde Tramutoli la sua inquietudine nei versi di un bicchiere, nasconde il pathos, nasconde le lacrime, certe volte le svela con auto ironia e sarcasmo ma senza per questo mostrarle del tutto. “Non faccio che piangere/adesso/ mi accuccio su una panchina/nel buio del parco/e piango… /Torno a casa/con tre castagne in tasta/ e indovina che faccio?/Mi butto sul letto/ e piango.” (E ti pareva!)
Ritengo che questi versi ci raccontino una grande solitudine e una grande disperazione, specie quando Tramutoli scrive “Piango e cammino/ come un pazzo” ci vedo l’uomo odierno che non ha pace, un uomo che si sente estraneo in qualsiasi posto, qualsiasi cosa faccia non è quella giusta, così l’unica cosa che resta da fare è quella di piangere, come nel titolo del film di Troisi e Benigni “Non ci resta che piangere”.
Tramutoli afferma: ho sempre paura, “ Ho sempre paura/ a usare le rime baciate” poi scrive che “all’anestetico/preferisco l’estetico” e poi ancora, e con questo concludo: “Amare/ o morire/il suono è lo stesso/ e logico anche il nesso./ Ma/ preferisco al galleggiare/ in profondità andare/ semplicemente/lasciarmi inabissare“. Dove è chiaro l’accostamento dell’uomo alle sue deiezioni.

Antonella Pizzo

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