la vita passata a cercare
quarti di pollo tranciati
una moglie che potesse sgravargli
due figli, che potesse portargli
un cuscino e potersi sedere sul trono
lei inchinarsi di giorno e di notte
in un senso diverso
poi dirgli signore
la minestra è servita, il vino versato
qui giace una fetta di pane raffermo
sulla tavola dell’ultima cena
apparecchiata alle scure
placente malate
a un liquido d’acido d’amnio
Febbraio 23, 2007
04.02 .07
5 Commenti »
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Ciao Marina. Belli questi versi forti e diretti, un pò anche rabbiosi. Mapi
Commento di Mapi — Febbraio 24, 2007 @ 11:02 am
ecco questa non so parlar di stile ma quel che dice capisco a mio modo e mi piace
Commento di alivento — Febbraio 24, 2007 @ 2:00 pm
grazie ali, si capisce sì.
Un caro saluto a Mapi che è tanto che non sentivo e alla quale ricordo che marina non è il mio nome
Commento di antonella pizzo — Febbraio 24, 2007 @ 2:45 pm
bellissima, intensa, parole cariche di significato
solo quel “ultima cena” un po’ stona, per inflazionamento.
ma bella, bella, bella.
Commento di momy — Febbraio 26, 2007 @ 10:01 pm
ma grazie, grazie, grazie.
ho molto apprezzato la tua di “quel mio figlio con la bocca larga”
Commento di antonella — Febbraio 27, 2007 @ 3:00 pm