per parlare del dolore bisogna aver provato dolore
per parlare della lotta bisogna aver lottato
per parlare della rabbia bisogna essere stati arrabbiati
per parlare degli operai bisogna essere o essere stati operai.
Sebastiano Aglieco
da qui

quando ti scrivevo in versi senza verso
spesso andavo a capo
della questione
semanticamente ora sto messa male
a volte ho giramenti di testa
sarà perchè mi hai presa per i piedi
e mi hai appesa
ti dissi caro il verso non è questo
girami dunque prendimi dal dorso
fai di me una pagina di libro
di storia o geografia non importa
l’importante è che non sia
di stramaledetta poesia

Da: Sebastiano Aglieco, Nella Storia. Poema per una terra, Cagliari, Aìsara Edizioni, 2009.
Di questo libricino che porto in borsa da molti giorni e che tengo accanto a me da qualche tempo, mi impressiona prima di ogni cosa l’immagine di copertina (di Marina Girardi). L’immagine rappresenta un uomo anziano e curvo, un lavoratore, un artigiano che indossa una gonna, o meglio un camice da lavoro, un grembiule, un camiciotto color terra. Quest’uomo ha nelle mani un coltello con il quale taglia qualcosa che sembra un pane ma che ha il colore delle zolle di terra. Incide dunque l’uomo, lascia un segno, il coltello può essere anche un aratro che traccia un solco. La terra sembra arida ma l’uomo è concentrato e molto sicuro di sé, sa che il suo lavoro prima o poi porterà dei frutti, non andrà perso, che sia parola-segno , che sia parola-seme, a qualcosa porterà.
La raccolta inizia con il Poema per una terra, la terra in questione è la terra d’origine di Aglieco, la Sicilia, ma potrebbe essere la terra d’origine di ciascuno di noi. Ognuno di noi “ha” dei volti dimenticati, sono volti che non vediamo più, che crediamo di aver dimenticato ma sono sempre contenuti dentro noi, ci sono nomi che abbiamo pronunciato nel passato e che ora non pronunciamo più, ma nulla si perde e l’appartenenza resta. continua a leggere…
Nicola Vacca, “Esperienza degli affanni”, Il Foglio, 2009.
Esce per le edizioni il Foglio il nuovo libro di Nicola Vacca Esperienza degli affanni.
Nicola Vacca esprime in questa raccolta la dolorosa necessità del dire e del raccontare attraverso i versi non degli affanni tout court ma della loro causa e di ciò che da questi scaturisce, cioè l’urgenza del dire di un tempo affannato o che soffoca, un tempo asmatico, che anela la luce e l’aria, bisogno di parole, di parole, di parole per ossigenare i nostri mali, le nostre angosce, nostre preoccupazioni, i nostri dolori. (Un po’ come questo mio lungo periodo svirgolato, affannoso e senza pause). Parole nuove. “I giorni in affanno/supplicano parole nuove.” continua a leggere…
Alessandra Pigliaru presenta Prima vita, di Stefania Crozzoletti
L’autrice non si propone mai come portavoce di nessuno, sa bene che i percorsi sono individuali e, per una umiltà che deriva forse dalla propria insicurezza, fugge da ogni ruolo che non sia quello di rappresentare sé stessa. Ma proprio in questa umiltà, in questa insicurezza la sua scrittura acquista un ruolo più grande del semplice “raccontar-si” e passa al “raccontare” il punto di vista di chi in sé non ha ancora trovato una voce adatta. È una ricerca di compagni di viaggio (“C’è qualcuno come me / là fuori?”); è accettazione dei propri limiti umani (“Devo smettere di volere / le vite belle degli altri”) o, in modo forse ancora più coraggioso, di donna (“La capacità di sovrapporre i ruoli / propria del mondo femminile / in me diventa /… / praticamente una tomba”).
(dalla Prefazione di Francesco Tomada)
***
La poesia che scrive la Crozzoletti occupa questo spazio, tra ciò che lei è per necessità (madre, moglie, lavoratrice) e ciò che avrebbe potuto essere (punk, ladra, intellettuale). Nessuna delle due dimensione è praticabile senza dolore; per fortuna che nel loro punto di contatto si apre appunto una crepa, un lasco – come nei pedali delle vecchie biciclette – dove il tempo smette di avanzare e tutto può essere ripensato, detto come se fosse per la prima volta. La prima vita è la poesia nata sotto il peso della solita vita e della vita non praticata, è la poesia in quanto pratica insolita dello slancio vitale.
[dalla nota di Stefano Guglielmin]
***
Aderire pienamente a sé stessi e non uniformare, non essere “un tanto al chilo”, immagino ci ponga agli occhi degli altri come ribelli. Pensiamo solo alle mediazioni totali e false che ogni giorno mettiamo in atto nei rapporti d’ufficio. Chi ha il coraggio di essere sé stesso fino in fondo è elemento di disturbo, soprattutto verso sé stesso, verso quei paletti che noi stessi poniamo per la strada e che richiedono davvero uno sforzo maggiore nel percorso. Come abbattere oltre al già esistente percorso impervio, anche i nostri stessi paletti? Con un sorriso. Attenzione: non è un libro umoristico, non è la raccolta di barzellette di un calciatore. Per sorriso intendo la capacità di riuscire a sbaragliare il problema senza l’uso delle armi, senza battaglie immani e rigetti di bile, senza rabbia che danneggia prima di tutto noi stessi, ma con la sola capacità di stare immobile e rendere un sorriso, una colata di ironia simile al cemento: gesto inaspettato, massimo affronto e denigrazione ma soprattutto confidenza totale in sé stessi e -perché no?- anche assoluzione di sé stessi
[dalla nota di Fabiano Alborghetti]
***
PRIMA VITA
D’accordo mi arrendo:
accetto di vivere
la prima esistenza che viene
proseguo stonata
con l’inutile forza che mi contraddistingue
gratto i muri tanto per fare
meglio che essere
assolutamente contemplativa
guardo le stelle
e non trovo significati
guai ad essere
beatamente infelici
continua a leggere qui
Pozzoromolo
L.R. Carrino
Meridiano zero, 2009
pp.288, 15,00 euro
“Se nell’OPG tu fai qualcosa di troppo, un grido di troppo, un pensiero di troppo, un movimento di troppo, un bacio di troppo, un respiro di troppo, allora ti mettono a dormire, ti mettono sulla panchina piena di grazia e di immobilità, con la bava che ti cola dalla bocca”. E Gioia, che nella sua vita si è sempre sentita “troppo”, in quel corpo nato uomo e non riconosciuto neanche a se stessa, e si è sentita “di troppo” – mai la persona giusta, mai la persona desiderata e amata -, si chiude in un silenzio che trova parole solo nella scrittura. E con la sua scrittura, raccolta in forma di diario, tra i pensieri della sua vita, in un salto continuo tra presente e passato, scopriamo la sua terribile storia. leggi la recensione di Morena Fanti
Sabato 24 OTTOBRE viene inaugurata la terza edizione della
BIENNALE ANTEREM DI POESIA, FILOSOFIA, MUSICA
La rivista veronese “Anterem”, in collaborazione con la Biblioteca Civica di Verona, promuove la terza Biennale Anterem. Sono in cartellone sette appuntamenti che prevedono eventi poetici, filosofici, musicali con autori internazionali. Tali eventi si svolgono dal 24 ottobre al 5 dicembre 2009 negli spazi della Biblioteca Civica di Verona. La direzione artistica è come sempre affidata ai poeti: Davide Campi, Agostino Contò, continua a leggere…
Un sogno fatto a Biancavilla, l’utopia che vorresti realizzata
Il Comune di Biancavilla (CT) e un gruppo di giovani sta organizzando il Festival dell’utopia, una serie di seminari su come si scrive un racconto, una poesia e un articolo e sul rapporto tra utopia e letteratura. I docenti: Seminerio, Luciano Ghelfi, Loretto Rafanelli, Luca Randazzo. Il festival si concluderà con un premio intitolato continua a leggere…
Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita.
Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita.
9 9 09
Sul quanto volevo rimanere s’è ormai accesa un’ipoteca inestinguibile
ora il giro va alla malora e la rete mi si è stretta.
Sul quanto vorrei dissertare ancora
se non che il tempo si è slacciato e fiacco resta
un quando con ingranaggi languidi.
Quanti siete che lì parlate?
E quanta confusione fate?
Questa sete mi fa ingoiare le parole a vuoto
sarà un castigo senza misura, per tutto questo si pagherà un fio.
Girano le vesti e le cerniere cadono
si incastrano i denti e s’aprono
non temono, non tengono, si sformano
mi dici – dammi la mano
tieni la presa, non mollare
cadiamo, ci perderemo
Pioggia e piorrea
imeni e mani
volano e si disintegrano
i teli s’alzano, gli alberi si abbattono
si fanno vele e coperture
coi legni i remi, gli scafi delle arche.
Ma quando tornerete non mi farò trovare
girerete a vuoto per le stanze
non ci sarò nei versi
mi sarò persa nelle frasi fatte
frullata dentro un bit maligno
un ologramma, un linguaggio morto.
26 agosto 2009 a Viareggio, ore 21.30 – Omaggio a Leonida Repaci. – Una mostra e un convegno con gli interventi di Enzo Romeo e Ottavio Rossani Geografia dell’anima. continua a leggere…
“Fu da cattolico che un pomeriggio andai nella chiesa della mia infanzia (una delle tante), Santa Giovanna d’Arco a Lowell, e a un tratto, con le lacrime agli occhi, quando udii il sacro silenzio della chiesa (ero solo lì dentro, erano le cinque del pomeriggio; fuori i cani abbaiavano, i bambini strillavano, cadevano le foglie, le candele brillavano debolmente solo per me), ebbi la visione di che cosa avevo voluto dire veramente con la parola ‘Beat’, la visione che la parola Beat significava beato…”.
Kerouac

TEMA DEL PROSSIMO NUMERO: IL VIAGGIO
Criteri per la pubblicazione:
Ø I contributi dovranno pervenire all’indirizzo redazioneviadellebelledonne@yahoo.it con oggetto “RIVISTA” in formato word e con una lunghezza minima di 2 cartelle* (3600 battute) e massima di 10 cartelle (18000 battute) note e bio-bibliografia escluse.
Nello specifico:
Saggi: minimo 5 cartelle e max 10.
Recensioni: minimo 3 cartelle. Se si tratta di recensioni e/o note critiche poetiche, le 3 cartelle vanno intese “piene”; i versi poetici che si intendessero riportare non sono conteggiabili in cartelle. Se si tratta di recensioni e/o note critiche relative alle arti visive in generale, le immagini non sono conteggiabili in cartelle e per cui vanno escluse dal conteggio degli spazi.
Traduzioni: minimo 3 cartelle. Se si tratta di traduzioni di poesie minimo 2 cartelle.
Interviste: minimo 4 cartelle.
Ø Le NOTE, numerate in successione e collocate prima dei segni di interpunzione, dovranno essere poste a fine documento. Per la redazione corretta delle citazioni si veda il breve vademecum e la specifica del sistema nazionale.
Ø Le immagini eventuali da voler allegare al contributo si mandano separate dal testo e in formato .jpg o .gif.
Ø L’autore del testo si assume la responsabilità per eventuali violazioni di copyright in merito a testi scritti, immagini e video.
Ø I contributi non potranno essere in alcun modo di commento e/o recensione a lavori di collaboratori del blog collettivo letterario www.viadellebelledonne.wordpress.com.
Ø La redazione, avrà cura di comunicare per tempo agli autori il parere positivo per l’eventuale pubblicazione e la rubrica in cui verrà ospitato l’articolo inviato.
Ø La data di consegna è da intendersi 30 giorni prima della pubblicazione on-line del quadrimestrale. Per il numero 4 (che sarà pubblicato il 17 novembre 2009) la data entro cui dovranno essere inviati i contributi è il 17 ottobre 2009.
* Si intende la cartella editoriale composta da 1800 battute, suddivise in 30 righe; ogni riga, 60 battute. Ogni carattere o spazio è una battuta.
***
aggiornato il 18/08/2009
Gentile Ettore Serra
Poesia
è il mondo l’umanità
la propria vita
fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento
Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso
Giuseppe Ungaretti

In questa lanca paludosa – di giorni e gridi improvvisi calati
dal buio, dissacrati – si moltiplicano i segni d’un girotondo
di mortammazzati e cherubini dissociati. I cavalieri del bon ton
sorseggiano il soave licor delle cloache e scudisciano dame
con rami di rovere e calve melanconie da sussidiario o breviario
risistemate in nuove vesti dell’ego. L’eco dei sermoni scava tombe
per gestori di opifici e scale mobili e la viabilità ordinaria esala
afrori d’orina e menta selvatica – in piazza migliaia di senza lavoro,
di senza casa, di senza dignità, implorano la pioggia acida e un vaso
di crema di asparagi –, dalle radio giungono suoni di festa e fiere
di parole, i colori vomitati nel vuoto si dispongono in astratte
sequenze, in frammenti di architempi e volute di diossina flambè.
Un volto giace separato dal corpo nel silenzio attorto delle dita
e dallo sguardo spento cadono a terra biberon e latte e polvere…
due gambe d’uomo fatto sorvegliano fiere il quartiere in fiamme
contando i giorni che le separano una dall’altra. La saldezza
del milite e le dicerie dell’uomo della strada mostrano al mondo
come l’uscir di pena non sia affatto un guado, ma un traversar
la strada sfidando lo sguardo amoroso dell’assassino. L’odio
intrappola nell’odiato e si finisce per esser sepolti da una risata
di donna che non sa di avere il potere di vita o di morte – o troppo
lo sa ed infierisce sul volto senza corpo –. Le nenie degli assassini,
i mea culpa sparati a raffica su crani allineati, le benedizioni di massa,
la bontà in filodiffusione e le sventagliate di buoni propositi donano
al mondo pace piuttosto eterna e serbatoi di cherosene in assetto
di pace combattuta. E chi non sa mostra gli alamari, sorride e spara.
1 – al simpatico mario ardenti ho dedicato su vdbd questo video
controdedica di Mario

2 – donna e madre ha pubblicato sul suo blog una divertentissima ode alla nutella,
E se a qualcuno fossero venuti dei dubbi sul perché della mole, spero con questa mia di offrire esaustivi chiarimenti
O pane pane, pane con Nutella,
perché con te la vita è così bella?Gustosa crema, voluttà proibita,
ma senza te, che può chiamarsi vita?Pane fragrante sopra cui ti spalmo,
ti gusto rasentando il cardiopalmo,poi ti ricerco sopra la mia bocca,
e su ogni briciola la lingua mi si blocca.Rimani nella bocca ad estasiarla,
indugio fino quasi a intimorirla,e tanta è l’estasi che provo nel gustarla,
che quasi non riesco a deglutirla.Ma quando poi quell’attimo è passato,
il mio cucchiaio è presto riaffondatoin quel barattolone gigantesco,
sempre presente al centro del mio desco.(DM, 07/08/2009)
alla quale replico
Però mi cara amica vorrei dirti
che anche un pranzo intero non è male
a mezzogiorno in punto si apparecchia
e sopra ci mettiamo l’ olio e il sale
coi quali ci condiamo mezzo manzo
di aceto ci mettiamo un solo spruzzo
frittata di patate e parmigiano
ricotta e bocconcini di merluzzo
che gioia che passione il risottino
coi funghi o con lo zafferano
così lo cucinò per bene il fanciullino
in una poesia molto famosa
Amico, ho letto il tuo risotto in ……..ai!
E’ buono assai. Soltanto è un pò futuro
con quei tuoi: – tu farai, vorrai, saprai!Questo è del mio paese: è più sicuro
perché……..presente. Ella ha tritato un poco
di cipolla in un tegame puro:v’ha messo il burro dal color di croco
o zafferano (è di Milano!): a lungo
quindi ha lasciato il suo cibreo sul fuoco.Tu mi dirai: – Burro e cipolle? – Aggiungo
che v’era ancora qualche fegatino
di pollo, qualche buzzo, qualche fungo.Che buon odor veniva dal camino!
Io già sentivo un poco di ristoro
dopo il mio greco, dopo il mio latino!Poi v’ha spremuto qualche pomodoro;
ha lasciato covare chiotto chiotto,
in fin ch’ha preso un chiaro color d’oro.Soltanto allora ella v’ha dentro cotto
il riso crudo, come dici tu.
Già suona mezzogiorno, ecco il risottoromagnolesco che mi fa Maria.
(Giovanni Pascoli)
Morena Fanti ha vinto il premio Prata con la seguente (in fondo alla pagina) motivazione. Morena è un esempio per tutti noi. Meditate.
da IL MATTINO 01/08/2009
PRATA - Parole e sapori i nuovi autori alla ribalta
Prata. Dalla sentita esigenza di valorizzare la cultura ed il territorio e premiare coloro che si rendano «veicoli di trasmissione» del sapere in genere, nasce la terza edizione del Premio Prata. Una serie di riconoscimenti quali «Parola 2009», il «Gran premio dell’autore del comune» e il premio «Parole e Sapori» continua a leggere…

O mole mole, che dolente tasto,
perché il mio girovita è così vasto?
Seno abbondante, e questo ci può stare,
ma la cintura, che me la metto a fare?
Per non parlare poi del fianco forte,
che ormai resisterà fino alla morte,
incurante di tutti i sacrifici,
ormai interessa sol i salumifici!
Ahi, ahi, che vedo poi, nelle mutande,
un sederotto di certo troppo grande.
O burqa, eccellente soluzione,
per non mostrare al mondo il mio pancione,
per non mostrare il mento raddoppiato,
ma soltanto il mio gusto raffinato.
Popolo in peso forma, vade retro,
portate via ogni bilancia o metro,
e misuratemi solo con il cuore,
che quello, viaggia tutto a mio favore!
(DM, 02/08/2009)
riferimenti

sonetto di sfere giramento – il ritorno – o meglio, la risposta di e a Marina a questo
e io ancor più mi stringo e m’assottiglio
(la mente, il corpo resta fuori taglia,
fa salsicce la pancia col bikini)
e ritorno bambina, col mio nonno
vado cantando: GIROGIROTONDO:-)
Marina
***

non sei la sola cara mia marina
il giro vita mi è mutato assai
è ormai cambiato, non è come prima
io così tondo non l’ho avuto mai
ero una volta una piccola bambina
che come te giocava a girotondo
non con mio nonno ma con mia cugina
cantavo forte “quanto è bello il mondo!”
venne poi un tempo di pioggia e di tempesta
cadde la neve e poi spuntò il sole
un grande raggio mi colpì la testa
m’addormentai di colpo e me ne duole
- che confessare devo, son realista -
che da quel giorno ho cambiato mole.
antonella
![]() La copertina della seconda edizione di ‘Antologia per una strage’ |
Stazione di Bologna, sala d’attesa, 2 agosto 1980, ore 10.25. “Quel mattino moriva forse definitivamente il sogno lungamente accarezzato dalla nostra generazione di realizzare una democrazia veramente matura, in cui la forza della massa non sopprimesse la personalità e la necessità del singolo, ma, al contrario, li aiutasse a risolversi”. Sono le parole che lo scrittore e giornalista ferrarese Gian Pietro Testa scrive nella prefazione alla seconda edizione di ‘Antologia per una strage’ (Minerva, Bologna, 2005).
Sono passati venticinque anni dall’eccidio della stazione di Bologna e l’“Associazione familiari delle vittime del due agosto” ha voluto ridare alle stampe la silloge che l’allora inviato de L’Unità scrisse sotto la feroce dettatura delle impressioni, suscitate in lui dopo che si era trovato in mezzo alle macerie, appena un’ora dopo l’esplosione. La raccolta, che mutua il titolo dall’‘Antologia di Spoon river’ di Edgar Lee Masters, comprende 84 poesie, per 85 vittime. Manca all’appello della morgue Angelo Priore, deceduto mentre la prima edizione del volume era già in stampa, nell’ottobre 1980 (proprio a Priore l’autore ha voluto dedicare la prima edizione del libro). Ogni poesia reca per titolo un numero. Da 1 a 84. Come le bare che il giornalista vedeva portare via dal piazzale della stazione dentro legni senza nome: “e andando ci dissero:/ ‘voi non c’entrate,/ la ragione è suprema’”, recita la poesia, o la bara, numero 10. continua a leggere…
Stefano Guglielmin è ancora in ferie, tornerà a fine agosto, intanto ci fa sapere che ai primi di settembre, uscirà il suo nuovo saggio dal titolo Senza riparo. Poesia e finitezza (a cura di G. Fantato, La Vita Felice, Milano, p.248). Francesco Marotta ha pubblicato poesie di Chiara De Luca La corolla del ricordo, poetessa che non ha bisogno di presentazione, e di Arminio, VIII quaderno di RebStein, in pdf aggratisse, da leggere, anche i precedenti. Grande Marotta, il grande saggio dalla lunga e bianca barba. La poesia, attualmente l’unica cosa bella che non ci costa, da leggere e assaporare, come un tramonto o un bel paesaggio. Un blog nuovo, di Margherita Gadenz, un solo post con una viola, qui la foto elaborata da Paola Lovisolo. Ho deciso di seguire le lezioni di SULROMANZO, sono indietro di 60 lezioni, in pratica dall’inizio, comincio lunedì.
Seguo spesso il blog di donna e madre, una blogghista in gamba, segnalo questo post sull’aborto che condivido. In tv ho sentito la Bonino che parlava della pillola Ru486 , la definiva “Terapia” , che la gravidanza fosse una malattia non l’avevo ancora mai sentito. Passo e chiudo, c’ho da fare.
ps. segnalo questo concorso Cafone d’oro 2009


Elisabetta Bucciarelli
Io ti perdono
Kowalski – Coloradonoir
Pagine 256
Prezzo 14,00 euro
A Faletti che diceva: Io uccido, risponde Elisabetta Bucciarelli con: Io ti perdono. (Però presentemente Faletti afferma “Io sono Dio”).
E’ tornata nelle librerie Elisabetta Bucciarelli con Io ti perdono ed è tornata Maria Dolores Vergani ad indagare. Un ritorno alla grande. La casa editrice che ha pubblicato il romanzo è la Kowalski – Coloradonoir che nasce nel 2004 con l’intento di pubblicare romanzi dai quali realizzare prodotti cinematografici.
Il romanzo dovrebbe essere un noir, così infatti è definito in copertina, dovrebbe essere quindi romanzo di genere. Un romanzo di genere non ha “in genere” nessun significato, o meglio, non vuol dire nulla, non vuole mandare nessun messaggio, non si prefigge di cambiare il mondo, vuole solo far divertire, emozionare, impaurire, far venire un brivido, la pelle d’oca, vuole angosciare o rilassare, ridere, fantasticare, e così via a seconda del genere rosa, noir, giallo, avventura, fantasy. continua a leggere…

Dalla parte del Torto di Elisabetta Bucciarelli, Mursia, 2007
Quando chiudo il libro, un tomo di quasi 500 pagine, l’impressione che mi rimane è quella che l’assassino seriale avrebbe potuto essere chiunque. Capisco così il perché del titolo del libro “Dalla parte del torto” e il significato della frase che è stata estrapolata dal libro e inserita sul retro della copertina: “Nessuno può chiamarsi fuori, dal momento che tutti, prima o poi, si sono trovati, almeno per una volta, dalla parte del torto” quasi una sorta di chi non ha peccato scagli la prima pietra. Nella Milano descritta da Elisabetta Bucciarelli, nella Milano continua a leggere…

Ogni forma geometrica mi rendo
in testa me la rappresento chiara
le linee tonde vado ripetendo
nella mia mente come una scolara
studio di dischi e curve di livello
lucide sfere globi e palle tonde
è tutto un movimento un gran bordello
enorme confusione di cervello
maeba dice dell’occhio della bolla
carapolvere parla della biglia
alessandra filosofeggia (colla
sua sapienza spesso meraviglia)
ma cito il giramento di una palla
e il trattato sul tondo s’assottiglia

già, c’è un tale ordine! c’è una tale soluzione benefica!
già. tutto pulito. rutto aspirato dal folletto. tutto l’attacco è stato procrastinato prima di tutto questo. nessuna pace se la coerenza impera. se la meritocrazia sfinisce come giuggiola di campo increato.
e si arriva con la “e” a inizio di discorso, che non si fa.
e c’è l’attacco e poi le piume di lei che riscuotono tomi delicati intra vos o vox
la cera perugina sfregata sui tanghi dell’omero
mio dio, mia madonna, mio pescato mattutino.
la lingua netta il coltello
la schiena sospende di fottere
è chiaro che l’ingegnere staziona nel suo sesso stenografato
presso il fax dei silenzi in genere.
di tutto il recente incendio delle mie mani
non è rimasto che un boccaporto in cromo: il dolore
dell’intervento e poi la morte e poi le scuse
per essere morta subissate dalle scuse
dell’assassino sono rimasti i ganci palliativi
di una madre inventata e di un paio di ciabatte
comprate al tre di maggio di questo mese porco
che fa acquetta volendo essere maroso.
la madonna è penetrata nei miei sonni ed era quasi un uomo
mattone del castro precipuo dello stantuffo previdente
nel ricordo
buttati là, mi dicesti.
mi buttai di schiena e fu.
dunque adessi quest’alba d’insulina deve essere plagiatamente
dotta, circostanziata al caso di vitamina
basta un abbraccio e un perdono? squisito il kivi del suo glande
squisito il sebo dei suoi capezzoli
squisito il manico dell’inferno che clona la scimmia.
amore nostro. tu baci come una cataratta.
il tuo sudore è un cubo di maiolica in bilico
sulla finestra.
amore nostro. ci baciammo del mio io
del tuo tu, e le vespe mutarono alle strette la nostra carne
la nostra merda
mangiarono il nostro pesce
la nostra casa
il nostro antico calendario. tu volevi che io dimenassi
il rossore per tutte le case
sbucciando di bussare le porte ma così non fu.
fui più coraggiosa di un adulto e più sola ma questo non fa conto
non fa testo
non fa differenza di tolleranza.
[il muscolo crudele è un avvelenato ultravioletto. una chioma]
Paola Lovisolo
Commento di Paola Lovisolo a Partenope
immagine di un lavandino a forma di fossile Ammonite della High Tech che non mi paga per questa pubblicità
dal sito nabanassar
Riproponiamo il lavoro antologico creato nel 2006 da Gianfranco Fabbri (ora editore per l’Arcolaio) sul suo blog, nella versione successivamente concordata ed editata da Giuseppe Cornacchia, quindi ospitata su nabanassar in formato .pdf col nome di BACHECHE 2006 (clicca qui per scaricare l’e-book gratuito).
Fu un punto alto della nostra -come nabanassar- esperienza comunitaria, probabilmente il piu’ idillico e aperto. continua a leggere nel sito cliccando qui

I
Fuoco che ardi il piede e la pece squagli
che sotto la terra sembri dormire
invece spilli e infliggi
e gli aghi fini ci configgi
e ai palmi, ai calli del contadino stanco
che la zolla spacca e il seme sparge
con movimento risoluto
non mente il quadro ad olio pitturato continua a leggere…
Nel sito delle belle donne sono iniziate le votazioni dei romanzi in sei parole

Renato fa lo zero e il triangolo
geometrie possibili possibilistiche probabilistiche
se hai sofferto e pianto
se hai dimostrato talento e acrobazie
significa
che siamo andati un po’ fuori di testa
un giorno noi ci siamo trovati seduti
attorno a un secolare albero a contare i cerchi
e questi amori che vanno e vengono
come un’altalena impazzita
che non tiene il tempo
Viadellebelledonne, n.4 – luglio 2009
editoriale a cura di Alessandra Pigliaru
SOMMARIO
- Tommaso Ariemma, Ad occhio nudo. Note su Sloterdijk e sulla commozione pittorica
- Andrea Ponso, Visibile/Invisibile. Appunti tra estetica e teologia
- Andrea Oppo, I dubbi di Sesto Empirico
- Ilaria Ciancilla, Sequela,un tentativo non riuscito di conciliare invisibile e visibile
- Gianluca Pulsoni, Il visibile e l’invisibile: appunti sul cinema di G. M. Gaudino e Isabella Sandri
- Giulia Sini, Secrets of the sun. SOS
- Matteo Boscarol, Visibile/Invisibile Animazione
- Lucetta Frisa, Scritti scelti e inediti di Jean François Millet
- Paolo Zardi, La donna invisibile
- Maria Gisella Catuogno, Il visibile e l’invisibile in alcune poesie di Charles Baudelaire
- Marta Ajò, Michael Greenberg. Il giorno in cui mia figlia impazzì
Random (rubrica a cura di Morena Fanti)
- Virginia Foderaro, Mario Corso
- Simona Lo Iacono, L’occasione
- Silvia Leonardi, Una volta sola
- Salvatore Jemma, La generazione [dell’] invisibile
- Morena Fanti, Lo sguardo oltre il colle. Confine tra giornalismo e scrittura creativa
- Aleth Messina, Il fiume Kevar il fiume del Già, elemento d’amore e di rivelazione
- Antonio Di Giorgio, “…Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili…”
(rubrica a cura di Francesco Marotta)
- Alessandro Ghignoli. Tristizia
- Antonella Bukovaz, Poesie inedite
***
***
Gli autori, gli artisti e i dialoganti che hanno collaborato a questo numero:
Antonella Pizzo, Tommaso Ariemma, Andrea Ponso, Andrea Oppo, Ilaria Ciancilla, Gianluca Pulsoni, Isabella Sandri, Giuseppe M. Gaudino, Giulia Sini, Peter Erskine, Matteo Boscarol, Lucetta Frisa, Paolo Zardi, Maria Antonietta Pinna, Maria Gisella Catuogno, Marta Ajò, Morena Fanti, Virginia Foderaro, Simona Lo Iacono, Silvia Leonardi, Salvatore Jemma, Salvo Zappulla, Massimo Maugeri, Enrico Gregori, Nicola Amato, Luisa Ruggio, Valerio Varesi, Remo Bassini, Salvatore Spoto, Aleth Messina, Antonio Di Giorgio, Francesco Marotta, Alessandro Ghignoli, Antonella Bukovaz, Ivan Crico




