La feuille di Antoine-Vincent Arnault

 « De ta tige détachée,
Pauvre feuille desséchée,
Où vas-tu ? – Je n’en sais rien.
L’orage a brisé le chêne
Qui seul était mon soutien.
De son inconstante haleine
Le zéphyr ou l’aquilon
Depuis ce jour me promène
De la forêt à la plaine,
De la montagne au vallon.
Je vais où le vent me mène,
Sans me plaindre ou m’effrayer:
Je vais où va toute chose,
Où va la feuille de rose
Et la feuille de laurier. »

Canto XXXV – IMITAZIONE Giacomo Leopardi

« Lungi dal proprio ramo,
povera foglia frale,
dove vai tu? – Dal faggio
là dov’io nacqui, mi divise il vento.
Esso, tornando a volo
dal bosco alla campagna
dalla valle mi porta alla montagna.
Seco perpetuamente
vo pellegrina, e tutto l’altro ignoro.
Vo dove ogni altra cosa,
dove naturalmente
va la foglia di rosa,
e la foglia d’alloro. »

Limitazione di Antonella Pizzo

Dall’albero strappata
povera appassita foglia
dove vai ?
Dalla natia quercia
(mio unico sostegno, mio limite)
il vento mi staccò
con discontinuo soffio
di zefiro o ponente
mi sollevò nell’aria.
Ora cammino e vado
dalla foresta al piano
dalla montagna a valle
dove mi porta il vento
che nulla più mi tange e nulla può
sfiorarmi e nulla può ammaliarmi
non limitatamente vado
vado così, così come tutte le cose vanno
come l’alloro va, così la rosa.

Poetarum Silva – Il libro – A.A.V.V. ed. Samiszdat

Mandaci una cartolina – Mannaci ‘na cattulina

 

Tutti siamo convinti che certe cose accadano solo nel luogo in cui viviamo. Abitudini, manie, vizi, colpi di genio contribuiscono a farci sembrare unica la nostra terra. Magari non è così, però sfido chiunque a trovare fuori dalla Sicilia un necrologio che annunci la morte di un uomo e che si concluda con: “Mannaci ‘na cattulina” (mandaci una cartolina). L’ha scritto Carmen Consoli ed è stato pubblicato su La Sicilia di Catania, qualche giorno fa.
Giuseppe Consoli, deceduto a 72 anni, era suo padre. Cinzia Zerbini 19-5-2009

Tra tutti i giorni in cui potevi partire
Perché hai pensato proprio al lunedì.
Gli uccelli cantano, l’estate è alle porte
tempo di mare e di granite al limone.
Chissà quale fine sarcasmo d’autore
Avresti sfoderato senza giri di parole.

Viva l’Italia, il calcio, il testosterone,
gli inciuci e le buttane in preda all’ormone
a noi ci piace assai la televisione
proprio l’oggetto – dico – esposto in salone
chissà quale amara considerazione
avresti concepito in virtù del pudore.

Mandaci una cartolina e una ridente foto di te
Che prendi il sole sulla spiaggia
Con la solita camicia bianca
Ed il giornale aperto sulla pagina sportiva
Mentre stai sul bagnasciuga
Beato tra le braccia di un tramonto.

Tra tutti i giorni in cui potevi morire
Perché hai pensato proprio al lunedì
Strade caotiche e litigi agli incroci
Quanti cafoni su veicoli osceni
Chissà quale fine sarcasmo d’autore
Avresti sfoderato in questa triste occasione.

Mandaci una cartolina e una ridente foto di te
Che prendi il sole sulla spiaggia
Con la solita camicia bianca
Ed il giornale aperto sulla pagina sportiva
Mentre stai sul bagnasciuga
canticchiando una canzone romantica.

Mandaci una cartolina e una ridente foto di te
Che prendi il sole sulla spiaggia
Con la solita camicia bianca.

Mandaci una cartolina e una ridente foto di te
Mentre stai sul bagnasciuga
E cogli con stupore il nuovo giorno.

Dall’Album Elettra -

musica e testo di Carmen Consoli

È dedicata a mio padre. È stato l’ultimo brano che ho scritto. L’ho scritto in quattro ore. Non avevo intenzione di scrivere una canzone su mia padre, perché né a me né alla mia famiglia piace questo autocompiacimento del dolore. È vero quando dico che la musica è stata la mia medicina, ancora di più ora. Ha trasformato il veleno in medicina. La musica mi ha salvata. Ha compiuto il miracolo di trasformare il dolore in gioia.

È un regalo che ho ricevuto da mio padre che mi ha insegnato la musica. Mio padre sosteneva che le cose dovessero durare. Aveva questo concetto della vita e della morte “che sarà una grande sorpresa”. Lui scherzava molto, ci diceva “quando muoio vi mando una cartolina. Mio padre aveva quest’idea: quando la vita finisce sei come cullato in questo tramonto. Infatti il pezzo va dal tramonto all’alba.

 

stralci dell’intervista a Carmen Consoli tratti da qui

Cerimonia premiazione Concorso Nazionale di Poesia Premio Simone Cavarra – Adriano Padua e Antonella Pizzo fra i vincitori

31- 5-2010 – Cerimonia premiazione Concorso Nazionale di Poesia Premio Simone Cavarra
(CUT)
 Nell’elegante cornice dell’Antica Badia hotel relais  a Ragusa, si è svolta la Cerimonia di Premiazione della terza edizione del Concorso Nazionale di Poesia “Premio Simone Cavarra”, organizzato dall’Endas di Ragusa, con il patrocinio dell’Endas nazionale, della Regione Siciliana, della Provincia Regionale di Ragusa, del Comune di Ragusa, dell’Università di Catania – Facoltà di Lettere e Filosofia, del Centro Studi “Feliciano Rossitto”, della BAPR in collaborazione con il Lom di Ragusa della JCI Italy. Ha aperto i lavori la prof.ssa Margherita Verdirame, delegata dal Magnifico Rettore dell’Università di Catania, Prof. Antonino Recca. La prof.ssa Veridrame, docente di lingua Italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia nonché Presidente del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione, ha sottolineato l’importanza di promuovere e fare poesia intesa come modalità espressiva “pura” di ogni essere umano. La Cerimonia ha visto una eccezionale partecipazione di pubblico che ha partecipato all’evolversi della serata con grande attenzione, interesse ed empatia, manifestando calore nei confronti dei premiati delle varie categorie del Premio (suddiviso quest’anno in premio Tradizione e premio Endas). (CUT) Presenti anche il Presidente della provincia Regionale, On. ing. G. Franco Antoci, l’Ass. allo Sport e al Tempo Libero, Giuseppe Cilia e l’Ass. alla P.I.del Comune di Ragusa Elisa Marino, Enti sostenitori del Premio sin dalla prima edizione. Pregevole il lavoro di studio e selezione dei numerosissimi elaborati, pervenuti da tutta Italia, svolto dalla Giuria; (CUT) Nel corso della serata sono stati comunicati i nominativi dei vincitori delle varie sezioni ed è stato consegnato loro il relativo premio in danaro.  Unanime la sensazione che, all’interno del vasto panorama di concorsi letterari, il Concorso Nazionale “Simone Cavarra” miri a sensibilizzare un sempre più vasto pubblico, ed in particolare i giovani, all’amore per la poesia, a far sì che la parola scritta diventi forma piena di comunicazione, diversamente da quanto accaduto a Simone, alla cui memoria il Premio è dedicato. (CUT). (s.g.)

 I PREMIATI 

PREMIO TRADIZIONE

SEZIONE B universitari

PRIMO CLASSIFICATO  Vito CATANIA

SECONDO CLASSIFICATO Maria FERRANTINO

MENZIONE    Claudia DISTEFANO

SEZIONE C Autori di volumi in versi

LA PRESENZA DEL VEDERE Adriano PADUA 

PREMIO ENDAS

SEZIONE A poesia e società

PRIMO CLASSIFICATO  Angela DI PASQUALE

MENZIONE    Giada LICITRA

MENZIONE    Giuseppe BLANDINO  

SEZIONE D poesia e dialetto

PRIMO CLASSIFICATO  Giovanna VINDIGNI

EX EQUO    Ignazia IEMMOLO

EX EQUO    Giuseppe D’AVOLA

SEZIONE E Endas libro

PRIMO CLASSIFICATO  IL SOGNO E’ MIELE di Antonella PIZZO

MENZIONE    COME IL SALE COME LA MAREA di Dario TUMINO 

SEZIONE F poesia e giornalismo

MENZIONE    Lucia PAPALEO

Mozzarella

Lui (Daniele Barbieri) raccolse la disfida  qui e noi la pubblichiamo:

Mozzarella

.

la tua pasta bianchissima
stillava un succo sfinito, smarrendo
palpiti lievi di latte, lambendoci
con la tua storia, con la tua immagine
liquida, e poi cagliante, e poi rappresa
in questa tua cedevole freschezza,
pasta da morsicare
come una pelle soffice di bimbo,
odorosa di un acido leggero,
pronta a abboccarti, mite ma decisa,
con l’esuberanza tronfia, scarlatta,
chiassosa e vivida del pomodoro

Bistecca e pastasciutta e formaggio di Diemme

Bistecca  e pastasciutta e formaggio qui

di Diemme

Ode al Formaggio

Tu pensi che ci voglia un gran coraggio, Leggi l’articolo completo

Stufato di suocera

Per assaggiare lo stufato di suocera qui

di Ifigenia

La suocera in padella
con un soffritto d’aglio,
è una ricetta bella
(correggimi se sbaglio).

Far prima sbollentare
in una pila d’acqua,
quel modo di strafare,
che infine le si sciaqua.

Soffriggerei le critiche,
quelle sue pose mitiche,
che tanto m’indispongono
finché non si scompongono.

Rosolerei i giudizi
a fuoco molto lento,
perché non ci supplizi,
col suo finto talento.

Scioglierei i suoi mugugni
un po’ a bagno maria,
che smetta di menarla
che è tutta colpa mia.

Poi diluirei le visite
con brodo vegetale,
che più diventan rade
e meno fanno male!

(Ify, 10-05-2010)

Il formaggio

I poeti hanno sempre tenuto un misterioso silenzio sul soggetto “formaggio
(Gilbert Keith Chesterton )

Invece c’è chi ha messo in poesia
la ricetta del dado vegetale
ma senza glutammato e conservanti
Altro che cantilena! Altro che litanìa!
Non so se la ricetta è originale
Spero per lei che abbia infilato i guanti
per non aver l’odore di cipolla
nelle mani per anni
Di certo so che ha avuto del coraggio
nel “rimeggiare” con le verdurine
ma mai come ne avrà il poeta
che scriverà con grazia e gusto fine
le lodi puzzolenti del formaggio!

Sara Ferraglia

Il dado vegetale (ricetta)

Lei ha nidificato
(che bella poesia!)
invece ho fatto il dado
l’ho fatto vegetale
ci ho messo molto sale
un etto e mezzo circa
poi tante verdurine, carote e le zucchine
patata e pomodoro, un gocciolino d’olio
si fa tutto a pezzetti
sul fuoco un’ora e mezza
(dimenticavo il sedano)
ma mescolando sempre
poi frulli il tutto e poi
rimettilo sul fuoco
ti dura quattro mesi
ma mettilo nel frigo
è meglio star sicuri
che belle minestrine
la sera amore mio
restiamo tu ed io
e il nostro dado bello
un dado vegetale
e tutto naturale

L. Di Biase: Come nascono i miei disegni

Come nascono i disegni di Loredana Di Biase?

Non ho fiducia nella referenzialità della parola; devo indagare sul suo retroscena per trovare una chiave di lettura che non si fondi semplicemente sulla musicalità dei suoni, o sui ghirigori dei morfemi o sul pressappochismo dei semantemi. qui

“Le lacrime delle cose” di Gabriella Sica

Immagino che, a volte, tutti noi difronte a certi eventi della vita ci si senta un po’ come degli estratti vivi dalle macerie e che questa considerazione valga ancor più per i poeti che spesso tra le macerie ci si infilano, ci si seppelliscono di propria volontà. Non per una sorta di autolesionismo o di masochismo, ma per amore della verità che molte volte riluce e si rende maggiormente evidente nei momenti di dolore e di difficoltà.  su vdbd

A due a due le donne se ne vanno di Donatella Mei

A due a due le donne se ne vanno.
Vanno in vacanza, al mare,
alcune cercano l’amore altre
(più furbe o forse solo amare)
il turismo sessuale.
Cambiano scarpe e salgono
sui tram o sulla vita oppure scendono
giù, dentro le metro, dentro
le orecchie dei libri che leggono Leggi l’articolo completo

Ma bisogna che il discorso si faccia!

Ma bisogna che il discorso si faccia!

Bologna. Il 25 febbraio, la compagnia Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa ha presentato all’Arena del sole lo spettacolo “Ma bisogna che il discorso si faccia!”, da L’Innominabile di Samuel Beckett, in un allestimento che le è valso il Premio della Critica teatrale 2009. Leggi l’articolo completo

LA POESIA NELLA RETE – anche un semino può riempire un campo

 

LA POESIA NELLA RETE

spazi virtuali e immaginari poetici

L’incontro a cura di Sebastiano Aglieco e Francesco Marotta (gestori rispettivamente dei blog di poesia Compitu re vivi e La dimora del tempo sospeso) avrà luogo Sabato 17 aprile ore 15/19 a Vimercate, Biblioteca civica, piazza Unità d’Italia 2 g – nell’ambito della manifestazione Poesia teXtura Festival 2010.

Negli ultimi anni ci siamo interrogati spesso sul senso di ciò che si fa in rete per la poesia e con la poesia, e ultimamente ci siamo interrogate anche sul senso di un blog come viadellebelledonne, prettamente a partecipazione femminile, snobbato dal sesso maschile, con una linea editoriale non troppo precisa, con una redazione quasi inesistente, con le belledonne che hanno quasi sempre altro da fare, leggasi lavoro, casa, figli, genitori e parenti vari da accudire. La risposta è stata una sola e univoca: libertà e autonomia, facciamo quello che possiamo, anche un semino può riempiere un campo. Leggi l’articolo completo

Marta Ajò: Censura. Una storia d’amore iraniana, di Shahriar Mandanipour

Una lettura articolata: la storia, la storia censurata, il modello di censura, l’autore, la realtà iraniana tra passato e presente.
Non una lettura semplice dunque, quanto armonica e poetica.
La storia: “una «storia d’amore iraniana”, come recita il sottotitolo, che racconta l’incontro e l’amore tra Sara, una studentessa universitaria di letteratura, e Dara, ex studente di cinema che è stato in carcere “per motivi politici. I due si incontrano a una manifestazione di protesta, attaccati dalla polizia.
continua a leggere

Cima da Conegliano, poeta del paesaggio di Marina Raccanelli

Cima da Conegliano, poeta del paesaggio: arrivare nella sua città con il treno, dopo aver visto dai finestrini spuntare lo storico Castello che domina il gruppo di case ammassate ai suoi piedi, le colline ondulate intorno, sfumate fino a perdersi nell’orizzonte di nuvole e montagne azzurrine; scendere dal treno, visitare il centro della città fitto di portici e palazzi eleganti e ben restaurati, scegliere per fare questo una brillante giornata primaverile che rallegra ed euforizza dopo un inverno lungo come quello appena trascorso: ecco, tutto questo è quanto pone nelle migliori condizioni d’animo per godersi appieno la mostra di Giovanni Battista, detto Cima dal mestiere del padre, “cimatore” di panni. Perchè Cima è nato qui, e, quasi in ognuno dei quadri, riporta sullo sfondo nitidi e vivi, riconoscibilissimi dettagli di questo stesso paesaggio che abbiamo appena visto con i nostri occhi, anche se in parte modificato da trascorrere del tempo. continua a leggere

LA POESIA NELLA RETE

LA POESIA NELLA RETE
spazi virtuali e immaginari poetici  

Vimercate, Biblioteca civica, piazza Unità d’Italia 2 g
Sabato 17 aprile ore 15/19 

PoesiaPresente e Poesia teXtura Festival 2010
Per il terzo anno consecutivo le associazioni Mille Gru (PoesiaPresente) e delleAli (Poesia teXtura Festival) incrociano le proprie strade. Dopo aver presentato, per la prima volta insieme, Mariangela Gualtieri e Mauro Ermanno Giovanardi (poesia e musica – 2008) e “Fra le mura”, di Maria Arena, con Rosaria Lo Russo e Daniela Orlando (poesia e danza – 2009), quest’anno il festival indagherà il rapporto tra “poesia, arti visive e nuove tecnologie” con Nanni Balestrini, Giovanni Fontana, Stefano Massari e Giacomo Verde (che per teXtura terrà anche un video-laboratorio).
La terza serata è dedicata espressamente al rapporto tra poesia e rete:  Leggi l’articolo completo

Sere di Paola Lovisolo

sere

meraviglia il suono, meraviglia il suono
d’ acque che giorno e notte chiedevano:
vi va di ascoltare una storia? eh, vi va?
mi coprivi le spalle dopo averle baciate
se il cielo dovesse liberare i coccodrilli
e le nevi perenni, dicevi, tutti su di me.

[...]

meraviglia l’ occhio giallo della cometa
le sue radici vivide seguaci cleptomani
cornei gorghi da paradisi nevrastenici.
meraviglia il broccato liso delle falene
scentrate alla lampada opaca in ovale
gli occhietti neri intascati nel niente.

da qui

A sta per AMY, che cadde dalle scale di Anfiosso

Anfiosso scrive nel suo blog

Il postaggio di jersera fu un po’ fulmineo; non che non credessi necessario accompagnare l’operazione a qualche succinta indicazione, ma il tempo stringeva, e non ho avuto modo. Non avrei proceduto – o forse sì, ma non adesso – a dedicare un sonetto a ciascuna delle tavole macabre (1963) di Edward Gorey (1925-2000) se non mi fossi ritrovato nella dashboard CUT – link al blog di Antonella Pizzo, che ha appunto manifestato l’intenzione di fare qualcosa del genere, producendo il primo sonetto della serie. Da una parte il sonetto si presenta molto libero, e io non so giudicarlo; ma quello che mi rendeva un po’ perplesso era proprio l’uso del sonetto come epigrafe, in controcanto con l’immagine, parendomi un po’ lunghetto. Gorey, peraltro, ha pensato solamente a un verso per tavola. Dato che non sapevo come il sonetto e immagini potessero associarsi, mi sono voluto provare a mia volta.

Devo ammettere che il risultato è apprezzabile (Anfiosso è turbo e ne ha scritti già sei!)  così mi complimento. Mi chiedo perchè il tempo stringeva, le tavole esistono dal 1963. 

***

Mi ricomplimento per i suoi sonetti, il mio progetto è fallito prima di iniziare, ora ci ho perso gusto, mi sembrerebbe di copiare. e poi dovrei correre e sbrigarmi, finirli prima che lui finisca i suoi, altrimenti qualcuno potrebbe dirmi: guarda li ha già fatti anfiosso, che fai copi le idee?! allora diciamo che li farò e li terrò per me. auguro ad anfiosso buon lavoro e leggerò con piacere i suoi prossimi.

A sta per AMY, che cadde dalle scale.
AMY, ch’è piccolina, posto male,
Parrebbe, il suo minuscolo piedino
Sul primo (e più fatidico) gradino,

Fa a capofitto, ahilei, tutte le scale.
Cade così chi il passo incipitale
Trascura; ché ha precipite destino
Chi ignora che, se più passi ha il cammino,

Tutto il cammino il primo passo vale.
La malferma innocenza rappresenta
La figuretta bianca, che risalta
Sopra il nero scaleo in cui s’avventa;

Così piccolo piede tale salta
Da grande altezza; così in basso spenta
Giace chi mai non diverrà più alta.

sonetto del giorno che avanza e del poeta senza speranza

Farai dirai e poi che comporrai?
accenderai il computer e facebook
oppure passerai dal tic al trucc
da qualche verso che declamerai?

sette parole in fila tu lo sai
non servono per rinnovare il book
non sei grande poeta , non hai il look
il premio nobel non lo vincerai

il diverso il distinguo il parlar vano
qualsiasi bizzarria ti venga in mente
fanno dire di te che ciarlatano

che venditor di fumo, un truffatore
che della lingua usa solamente
la rima che si fa con cuore e amore

Su Vdbd – Sara Ferraglia – I resti di una vita

da In una notte sola – Racconti senza dimora curati da Mauro Pettorruso - recensione di Lucianna Argentino.

Una poesia di Sara Ferraglia

I resti di una vita

Un vecchio con le mani nei rifiuti
scavava dentro ai resti di una vita
fra gli occhi di chi guarda ma non vede
Automi di passaggio freddi e muti,
ignari di una trama già ordita,
scorrevano sul grigio marciapiede. Leggi l’articolo completo

Su VDBD

La Prima Eucaristia Racconto con restrizioni linguistiche di Sandra Palombo

Vronsky hai tutto il mio disprezzo

Vronsky meritavi tu di finire sotto il treno e non la povera Anna; superficiale, leggero, stupido, banale, frivolo, ebete, hai rovinato ogni persona che hai incontrato. Tu rappresenti tutto ciò che di deleterio ci possa essere in un uomo. Hai illuso per gioco l’innocente Kitty, hai distrutto la famiglia Karenin, hai spezzato le reni alla tua cavalla, per una tua leggerezza, per un botta fuori tempo, la tua cavalla aveva dato il massimo durante la corsa e tu l’hai ripagata in questo modo orribile, facendola morire.  Sei stato incapace di rendere felice Anna. Quando siete andati in Europa sappi che Anna si è molto annoiata.  Lei non lo sapeva, ma davvero amava Alexei Alexandrovič Karenin, era lui che aspettava , era lui che cercava dopo il parto che la stava facendo morire. Vronsky hai tentato il suicidio, ma non ci sei riuscito, hai sbagliato mira, eppure eri un militare, mi viene il dubbio che tu l’abbia fatto apposta. Vronsky hai tutto il mio disprezzo.

Auguri di Buon Natale a tutti – QUANNO NASCETTE NINNO di S. Alfonso Maria De’ Liguori

Quanno nascette Ninno,
quanno nascette Ninno a Betlemme,
era notte e pareva miezojuorno…
Maje le stelle,
lustre e belle,
se vedèttero accussí…
e ‘a cchiù lucente,
jette a chiammá li Magge a ll’Uriente.

Maje le stelle,
lustre e belle,
se vedèttero accussí…

Se vedèttero accussí…

De pressa se scetajeno
de pressa se scetajeno ll’aucielle…
cantanno de na forma tutta nova:
Pe’ nsi’ ‘agrille,
co’ li strille,
e zompanno ‘a ccá e ‘a llá:
- E’ nato! E’ nato! -
- decévano – lo Dio che nce ha criato! -

Pe’ nsi’ ‘agrille,
co li strille
e zompanno ‘a ccá e ‘a llá…

E zompanno ‘a ccá e ‘a llá…

Co’ tutto ch’era vierno,
co’ tutto ch’era vierno, Ninno bello,
nascettero a migliara rose e sciure…
Pe’ nsi’ ‘o ffieno,
sicco e tuosto,
ca fuje puosto sott’a te, Leggi l’articolo completo

Del sognato di Raffaele Piazza Nota critica di Gabriela Fantato

Del sognato di Raffaele Piazza – La vita felice, 209 – Nota critica di Gabriela Fantato

L’ETERNA ADOLESCENZA DELLA PAROLA

Note in margine a Del sognato di Raffaele Piazza

 di Gabriela Fantato

 

La sensazione che si riceve sin dalle prime pagine di questo nuovo libro di Raffaele Piazza è di avere a che fare con un poeta che, per vita e cultura, ha le sue radici nel Mediterraneo – non dimentichiamo che Piazza è di Napoli – e infatti nei versi si incontrano spesso il mare, il cielo e persino spiagge e scogli – e la prima sezione di questo libro s’intitola Mediterranea - tanto che è ancora possibile cercare e talvolta, forse, incontrare nei testi di questo poeta l’espressione della gioia “semplice” del corpo esposto al sole, alla bellezza del paesaggio. Eppure in questi versi di Piazza c’è anche un altro mondo: quello dei messaggi al cellula- re, delle comunicazioni e-mail e di un muoversi (sovente senza spiegazione e senza direzione) nel bagliore azzurrino della rete Internet. Un mondo di silenzi e vuoto, dove incontriamo anche per le strade profili di ragazze che vanno al lavoro, volti di ucraine (o moldave o romene) venute in Italia a lavorare nelle nostre case. La poesia di questo autore, dunque, si alimenta di una sorta di doppia radice e di doppio sguardo: parola tesa tra dimensione locale (il mare e la costa campana) e dimensione mondiale di una globalizzazione dove emergono sia le comunicazioni planetarie via cavo, sia i flussi di migrazioni e lavoro da ovunque verso ovunque. Sembra davvero che questa poesia sia arrivata sulla pagina dopo un’immersione del poeta nel mondo attuale, ma intendo dire che è proprio della complessità, mobilità e fluidità del nostro presente che si coglie traccia in questi versi, costruiti come intreccio di identità diverse e flusso di molti punti di vista, il che da vita a una commistione di toni e registri linguistici, tanto che i termini tecnologici si affianca- no a reminiscenze auliche, così come il tono del par- lato quotidiano (spesso usato da Piazza) si impenna, a volte improvvisamente, e diventa alto e sofisticato, persino desueto. Leggi l’articolo completo

Sì, ancora la neve di Andrea Zanzotto

Sì, ancora la neve

di Andrea Zanzotto

“Ti piace essere venuto a questo mondo?”
Bamb.: Sì, perché c’è la STANDA”.

Che sarà della neve
che sarà di noi?
Una curva sul ghiaccio
e poi e poi… ma i pini, i pini
tutti uscenti alla neve, e fin l’ultima età
circondata da pini. Sic et simpliciter?
E perché si è – il mondo pinoso il mondo nevoso -
perché si è fatto bambucci-ucci, odore di cristianucci,
perché si è fatto noi, roba per noi?
E questo valere in persona ed ex-persona
un solo possibile ed ex-possibile?
Hölderlin: “siamo un segno senza significato”:
ma dove le due serie entrano in contatto? Leggi l’articolo completo

Condivido

per parlare del dolore bisogna aver provato dolore

per parlare della lotta bisogna aver lottato

per parlare della rabbia bisogna essere stati arrabbiati

per parlare degli operai bisogna essere o essere stati operai.

Sebastiano Aglieco

da qui

Nella storia di Sebastiano Aglieco – invito alla lettura di antonella pizzo

Da: Sebastiano Aglieco, Nella Storia. Poema per una terra, Cagliari, Aìsara Edizioni, 2009.

Di questo libricino che porto in borsa da molti giorni e che tengo accanto a me da qualche tempo, mi  impressiona prima di ogni cosa l’immagine di copertina (di Marina Girardi). L’immagine rappresenta un uomo anziano e curvo, un lavoratore, un artigiano che indossa una gonna, o meglio un camice da lavoro, un grembiule, un camiciotto color terra. Quest’uomo ha nelle mani un coltello con il quale taglia qualcosa che sembra un pane ma che ha il colore delle zolle di terra. Incide dunque l’uomo, lascia un segno, il coltello può essere anche un aratro che traccia un solco. La terra sembra arida ma l’uomo è concentrato e  molto sicuro di sé, sa che il suo lavoro prima o poi porterà dei frutti, non andrà perso, che sia parola-segno , che sia parola-seme, a qualcosa porterà.

La raccolta inizia con il Poema per una terra, la terra in questione è la terra d’origine di Aglieco, la Sicilia, ma potrebbe essere la terra d’origine di ciascuno di noi. Ognuno di noi “ha” dei volti dimenticati, sono volti che non vediamo più, che crediamo di aver dimenticato ma sono sempre contenuti dentro noi, ci sono nomi che abbiamo pronunciato nel passato e che ora non pronunciamo più, ma nulla si perde e l’appartenenza resta. Leggi l’articolo completo

di Nicola Vacca “Esperienza degli affanni”

 

Nicola Vacca, “Esperienza degli affanni”, Il Foglio, 2009.

Esce per le edizioni il Foglio il nuovo libro di Nicola Vacca Esperienza degli affanni.

Nicola Vacca esprime in questa raccolta la dolorosa necessità del dire e del raccontare attraverso i versi non degli affanni tout court ma della loro causa e di ciò che da questi scaturisce, cioè l’urgenza del dire di un tempo affannato o che soffoca, un tempo asmatico, che anela la luce e l’aria, bisogno di parole, di parole, di parole per ossigenare i nostri mali, le nostre angosce, nostre preoccupazioni, i nostri dolori.  (Un po’ come questo mio lungo periodo svirgolato, affannoso e senza pause). Parole nuove. “I giorni in affanno/supplicano parole nuove.” Leggi l’articolo completo

Alessandra Pigliaru presenta Prima vita, di Stefania Crozzoletti

Alessandra Pigliaru presenta Prima vita, di Stefania Crozzoletti

L’autrice non si propone mai come portavoce di nessuno, sa bene che i percorsi sono individuali e, per una umiltà che deriva forse dalla propria insicurezza, fugge da ogni ruolo che non sia quello di rappresentare sé stessa. Ma proprio in questa umiltà, in questa insicurezza la sua scrittura acquista un ruolo più grande del semplice “raccontar-si” e passa al “raccontare” il punto di vista di chi in sé non ha ancora trovato una voce adatta. È una ricerca di compagni di viaggio (“C’è qualcuno come me / là fuori?”); è accettazione dei propri limiti umani (“Devo smettere di volere / le vite belle degli altri”) o, in modo forse ancora più coraggioso, di donna (“La capacità di sovrapporre i ruoli / propria del mondo femminile / in me diventa /… / praticamente una tomba”).
(dalla Prefazione di Francesco Tomada)

***

La poesia che scrive la Crozzoletti occupa questo spazio, tra ciò che lei è per necessità (madre, moglie, lavoratrice) e ciò che avrebbe potuto essere (punk, ladra, intellettuale). Nessuna delle due dimensione è praticabile senza dolore; per fortuna che nel loro punto di contatto si apre appunto una crepa, un lasco – come nei pedali delle vecchie biciclette – dove il tempo smette di avanzare e tutto può essere ripensato, detto come se fosse per la prima volta. La prima vita è la poesia nata sotto il peso della solita vita e della vita non praticata, è la poesia in quanto pratica insolita dello slancio vitale.

[dalla nota di Stefano Guglielmin]

***

Aderire pienamente a sé stessi e non uniformare, non essere “un tanto al chilo”, immagino ci ponga agli occhi degli altri come ribelli. Pensiamo solo alle mediazioni totali e false che ogni giorno mettiamo in atto nei rapporti d’ufficio. Chi ha il coraggio di essere sé stesso fino in fondo è elemento di disturbo, soprattutto verso sé stesso, verso quei paletti che noi stessi poniamo per la strada e che richiedono davvero uno sforzo maggiore nel percorso. Come abbattere oltre al già esistente percorso impervio, anche i nostri stessi paletti? Con un sorriso. Attenzione: non è un libro umoristico, non è la raccolta di barzellette di un calciatore.  Per sorriso intendo la capacità di riuscire a sbaragliare il problema senza l’uso delle armi, senza battaglie immani e rigetti di bile, senza rabbia che danneggia prima di tutto noi stessi, ma con la sola capacità di stare immobile e rendere un sorriso, una colata di ironia simile al cemento: gesto inaspettato, massimo affronto e denigrazione ma soprattutto confidenza totale in sé stessi e  -perché no?- anche assoluzione di sé stessi

[dalla nota di Fabiano Alborghetti]

***

PRIMA VITA

D’accordo mi arrendo:
accetto di vivere
la prima esistenza che viene

proseguo stonata
con l’inutile forza che mi contraddistingue
gratto i muri tanto per fare

meglio che essere
assolutamente contemplativa

guardo le stelle
e non trovo significati

guai ad essere
beatamente infelici

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